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Siamo in guerra.
 Dentro una strana guerra: economica, non violenta, “civile” e per questo diversa da quelle del passato.

Soprattutto una guerra economica. Ma pur sempre una guerra!

Possiamo perderla, questa guerra, se per paura accettiamo di farci colonizzare, se nel 2013 votiamo per dare il nostro richiesto consenso al nostro assistito suicidio.

Da quando hanno deciso di “salvarci”, sottomettendoci ad una cura che loro chiamano “distruzione creatrice”, abbiamo infatti in Italia troppe tasse e troppa paura.
 Un conto è tassare il reddito prodotto, un conto è impedire con le tasse che il reddito sia prodotto. Se continuiamo così, di sicuro vincono solo la speculazione internazionale e l’industria straniera, perché il contagio finanziario si sta già trasmettendo dal bilancio pubblico a quello delle banche, che di riflesso strozzano le nostre imprese, così destinate ad essere chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza estera.

L’Italia è (ancora) enormemente ricca, più ricca di quanto si dice agli italiani. E fuori si ammette che è proprio per questo, che ci si vuole colonizzare.

Cosa fare, per uscire dalla trappola, per spezzare la catena della nostra sopravvenuta dipendenza dalla speculazione finanziaria internazionale, per farlo senza patrimoniali o prestiti forzosi o svendite disastrose? Anzi, all’opposto, lasciando i soldi nelle tasche degli italiani?  E’ quanto specificamente scritto nello sviluppo di questo “Manifesto”.

METTERE IN SICUREZZA IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO

Serviranno ancora sacrifici, ma questi avranno un fine ed una fine e sarà proprio per questo che gli italiani lo capiranno.

Sacrifici, certo, ma non per fare guadagnare gli altri, piuttosto per mettere davvero in sicurezza l’Italia e gli italiani.

Gli altri partiti, i vari movimenti politici, litigano su tutto, litigano sul mobilio o lo rottamano, mentre la casa crolla sotto i colpi della speculazione finanziaria.

Messa in sicurezza l’Italia, l’economia italiana può essere fatta ripartire.

Il tempo è strategico e per l’Italia il tempo è brevissimo.

Qui si propone prima di tutto – a differenza degli altri partiti – un’operazione mirata a METTERE IN SICUREZZA IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO. Un’operazione come la messa in sicurezza del debito pubblico è da fare NON con il bastone delle tasse e NON con la forza che si vorrebbe applicata ad un prestito forzoso, con un’imposta patrimoniale (demenziale e comunque controproducente per il Paese)

Bisogna bloccare l’origine dell’epidemia,  bloccando la speculazione sulla porta di casa, lasciandola fuori, via via sottoscrivendo noi stessi la quota attualmente in mani estere del nostro debito pubblico, così da chiudere il canale attraverso cui importiamo quella speculazione finanziaria che ci ha destabilizzato e che ci continua a destabilizzare.

Fino a che dura il contagio della speculazione finanziaria, ogni riforma è come costruita sulla sabbia.

Dobbiamo uscire dalla doppia trappola: speculazione finanziaria e competizione internazionale.

Non dobbiamo uscire dalla globalizzazione, ma cambiare il modo in cui la globalizzazione è entrata in Italia.

Non dobbiamo uscire dal mercato, ma restarci, evitare di esserne estromessi.

Non dobbiamo uscire dall’Europa ma restarci e per restarci occorrono ronnovate condizioni di parità, posizioni che da sempre ci competono.

Guardiamo le cose da un altro punto di vista: L’italia importa debito ed esporta risparmio.

L’Italia ha un enorme patrimonio pubblico e privato, uno dei più grandi giacimenti del mondo di risparmio. Ma lo esporta pensando di metterlo al riparo con buoni investimenti. Siamo sicuri che quelli fatti all’estero siano davero investimenti più sicuri di quelli fatti in Italia? In realtà il mondo finanziario è connesso e se per ipotesi saltasse l’Italia, salterebbe tutto il Mondo. Non può saltare la recia, figuriamoci l’Italia.

La verità è che la crisi continua a LOGORARCI e tutto ciò avvantaggia chi, da fuori, specula sull’Italia o vuole comprarsi pezzi dell’Italia, con la caduta di valore di tutti i beni posizionati nel Paese. In tal modo i titoli che gli italiani hanno ancora in tasca, privati della originaria sottostante garanzia patrimoniale ( così ome comporterebbe anche l’irrealizzabile piano dell’accorpamento del patrimonio da svendere per 400 miliardi di euro per abbattere il debito) diventeranno titoli spazzatura e la speculazione finanziaria ci devasterebbe.

Va interrotto questo ciclo perverso che alimenta il debito e la dipendenza verso l’estero, contro cui i compiti a casa non servono a niente, perchè potrebbero non finire mai.

Bisogna investire in Italia per Salvare l’Italia. Il vero Salva Italia è Compra-Italia: si tratta di un’operazione di investimento italiano basato sull’offerta, per libera sottoscrizione, di nuovi titoli pubblici emessi per scadenze e per tassi ragionevoli. Per incentivare l’investimento è essenziale un regime fiscale premiale.ad esempio, come è avvenuto per decenni (fino agli anni ’80) i nuovi titoli pubblici devono tornare ad essere esenti da ogni imposta presente e futura, esenti tanto sui frutti ( i rendimenti), quanto sul patrimonio (l’investimento fatto).

Noi oggi tassiamo gli italiani per pagare gli interessi all’estero.

Investendo su noi stessi, ricomprandoci il debito estero, aumentiamo il risparmio e il patrimonio nazionale, abbassiamo le tasse e rilanciamo l’offerta per la crescita.

Le banche italiane: per influire positivamente sul sistema finanziario si potrebbe sostituire il calcolo delle commissioni che i gestori mettono a carico degli investitori-risparmiatori oggi calcolate in percentuale sulla somma gestita, con commissioni in percentuale calcolate sul risultato reale netto ottenuto. Si vedrà così che anche i gestori avranno convenienza a consigliare investimenti sicuri e con reddito certo costituito dalle nuove emissioni Compra-Italia.

In questo quadro se il patrimonio pubblico va certamente venduto, una parte del ricavato può essere usata per rendere più appetibile il rendimento dei Titoli sul Debito estero, con bonus fiscali esentasse o earn-out.Dipende solo da noi, si salva l’Italia se si investe in Italia anzichè all’estero.

E la quota di debito estero residua proprio per dimostrare che l’Italia ha fiducia e dà fiducia, può essere, per attrazione, privilegiata

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