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Ora la testata è davvero al riparo e non potrà più finire in mani non socialiste.

L’ Ufficio Brevetti presso il Ministero delle Attività Produttive ha riconosciuto infatti la legittima proprietà del copyright del Marchio e del nome Avanti! a Critica Sociale ( vedi certificato del Ministero del 10 agosto 2012 qui sotto).
La conferma si aggiunge alla delibera del Presidente del Tribunale di Milano che confermò nel 2011 la registrazione della testata da parte di Critica nel 1994.
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Mauro del Bue ( direttore di Avantionline) e Carlo Correr ( gia’ caporedattore del vero Avanti! servizio Esteri) sono veri amici da vent’ anni: non solo quindi per una legittima richiesta di correttezza, ma innanzitutto dare ij buona fede successo alla nostra indomita speranza e volontà di giungere finalmente ad un solo Avanti ci imponiamo (come abbiamo scritto a Mauro) di non far valere il nostro diritto, per non creare ridicole vertenze. Nell’ auspicio che ciò serva, nel frattempo ognuno stando al suo posto, ad incontrarsi dopo il Congresso, costruttivamente. Scopo: esaminare la possibilità di organizzare una Conferenza nazionale per l’ azionariato diffuso e libero, aperto al sindacato, alla cooperazione associazioni e ai singoli sostenitori che dia vita alla rinascita della cooperativa “Edizioni popolari dell’ Avanti!”. Anche in ricordo e ad onore di Claudio Treves che ne fu l ideatore nel 1911 e di cui cade nel 2013 l’anniversario della scomparsa.

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Critica sociale (Rino Formica e Stefano Carluccio)

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Padre Dante e il futuro della civiltà europea

Nel 1947 un filosofo, che era anche un alto funzionario del governo francese, Alexandre Kojève, pubblicò un testo dal titolo L’impero latino, sulla cui attualità conviene oggi tornare a riflettere. Con singolare preveggenza, l’autore affermava che la Germania sarebbe diventata in pochi anni la principale potenza economica europea,
Kojève vedeva con chiarezza la fine degli stati-nazione che avevano segnato la storia dell’ Europa: come l’ età moderna aveva significato il tramonto delle formazioni politiche feudali a vantaggio degli stati nazionali, così ora gli stati-nazione dovevano cedere il passo a formazioni politiche che superavano i confini delle nazioni e che egli designava col nome di “imperi”.
Alla base di questi imperi non poteva essere, però, secondo Kojève, un’ unità astratta, che prescindesse dalla parentela reale di cultura, di lingua, di modi di vita e di religione
La Germania protestante, egli argomentava, che sarebbe presto diventata, come di fatto è diventata, la nazione più ricca e potente in Europa, sarebbe stata attratta inesorabilmente dalla sua vocazione extraeuropea verso le forme dell’ impero anglosassone. Ma la Francia e le nazioni latine sarebbero rimaste in questa prospettiva un corpo più o meno estraneo, ridotto necessariamente al ruolo periferico di un satellite.
Proprio oggi che l’ Unione europea si è formata ignorando le concrete parentele culturali può essere utile e urgente riflettere alla proposta di Kojève. Ciò che egli aveva previsto si è puntualmente verificato. Un’ Europa che pretende di esistere su una base esclusivamente economica, lasciando da parte le parentele reali di forma di vita, di cultura e di religione, mostra oggi tutta la sua fragilità, proprio e innanzitutto sul piano economico.
Il viaggio di Putin dal Papa e il prossimo incontro del vescovo di Roma con il primate di Mosca non può essere rinchiuso nelle relazioni tra chiese. Anzi, va esteso alla geopolitica. Recentemente la Chiesa Ortodossa ha ammesso apertamente che passi i avanti sul piano teologico tra Cattolici e Ortodossi non ne sono stati fatti, mentre grandi progressi ha avuto la comune consapevolezza dei temi di carattere sociale e politico che stringono in una morsa le popolazioni che abitano le aree influenzate dalle due chiese.
Lo scacchiere mediorientale registra, nel frattempo, spostamenti verso Mosca significativi e differenti da quelli classici dell’era Brescev: la prova è data soprattutto dal miglioramento delle relazioni Israelo-moscovute, parallelemente al loro deteriorarsi con l’amministrazione Usa.
Siria, Egitto, prossima caduta di Erdogan, ruolo autonomo dell’Arabia Saudita: tutto fa intravvedere un’isolamento (un autoisolamento) dell’area occidentale di matrice anglosassone.
L’Europa è il cuore di una crisi che ancora non è ancora apertamente esplosa.
Perchè prevediamo che esploda. Proprio per il realizzarsi della previsione di Kojeve e del suo “appunto” a De Gaulle sull’ “impero latino”.
Accenniamo ad uno spunto per un approfondimento che ci impegnerà anche sotto il profilo della storia e della identità socialista.
La civiltà mediterranea investe circa, se non oltre, 1 milardo e mezzo di persone, dal’are meditterranea, al sud europea e al sud America.
Questa civiltà (che nel Mediterraneo prima dell’Islam, che la scisse, si chiamava Romània, ad indicare la sua grande unità economica e culturale), si spaccò in due (oriente e occidente) con l’ingresso nel sud delle popolazioni sassoni.
Le popolazioni di oggi di civiltà latina non sono consapevoli del loro potenziale politico mondiale: la riunificazione di Roma-Bisanzio, Cattolici-Ortodossi realizzerebbe di questa immensa area su cui “non tramonta il sole” l’ago della bilancia tra Ovest ed Est del mondo poiché il blocco Latino-mediterraneo “presidia” le relazioni tra Nord e Sud.
Putin l’ha capito e si muove a difesa dei cristiani per arrivare sino al sud america.
Mosca, Terza Roma? No. Troppo enfatico. Eppoi mosca senza Roma resta ad est.
Più realisticamente la crisi del capitalismo finanziario porta con sè una crisi di prospettiva del futuro, una crisi di prospettiva della sua civiltà, dell’ “etica protestante come spirito del capitalismo”.
La cultura latina ne è una possibile alternativa: Repubblicanesimo, umanesimo, autogoverno, federalismo, alleanza capitale-lavoro.
Tra cattolici/ortodossi e capitalismo protestante, oltre ad una differenza di condizioni sociali, c’è una radicale differenza, anzi un abisso che trova il suo fondo in un crepaccio che divide due visioni dell’uomo e del mondo, due sensibilità teologiche ( sempre la teologia e’ fonte della politica). Tutto questo va oltre le attuali e abituali suddivisioni ideologiche, ormai insignificanti, poiché per nulla divise tra loro, ma tutte sulla medesima sponda della frattura, quella del rapporto puramente tecnico amministrativo tra Stato e popolazioni, privo di ogni creatività.
La questione ruota attorno all’ idea dell’anima come consapevolezza pubblica, non solo privata ( discrezionale).
La civiltà del capitalismo protestante crede nell anima, ma ne esalta l’etica, non la spiritualità., l’astrazione rigorosa, non la concretezza del suo rapporto col “limite”, il rigore, non la misericordia, la competizione che manifesta la grazia, non l umiltà che rende uguali e liberi.
Il meccanismo collettivo, non la ricchezza della singola persona impedisce di avere una idea dell economia e dello stato che, nella sua esaltazione, vede il pericolo del caos non dell associazione.
Infine Nella arte protestante manca storicamente assente la morte.
La sua cultura è il progresso, e questo e’ sempre inteso al fine di superare, allontanare, dimenticare la morte.
L opposto della civiltà latino mediterranea.
E’ possibile ragionevolmente prendere sul serio una civiltà che fonda l’idea di progresso sulla sconfitta della morte?
Nella cultura mediterraneo-latina, l’uomo che osserva il cielo stellato sa di farne parte ma anche che gli sopravviverà, ovvero che il proprio personale traguardo storico non sara’ mai raggiunto, mentre lo Spirito dell intelletto, poiché libero, è eterno.
Questo calza a panello alla finanza speculativa di oggi giorno che crea valore dal valore per sfuggire dalla morte insita nel ciclo, dalla crisi.
Quella attuale non è una crisi ciclica ma di sistema.
Nell’Europa e nei trattati europei – come ha sottilineato più volte Tremonti – manca la parola crisi.
La storia doveva essere finita da un pezzo, dopo il comunismo. Il futuro sarebbe stato finalmente una hall d albergo, una sala d attesa di mille aeroporti. In realtà è finta solo la politica. Almeno: è finita nella cultura progressista anglosassone, non è finita nella cultura (perdente per ora) latina.
Il riformismo. Veniamo a noi. Come sostenevano i vecchi socialisti riformisti, il riformismo è movimento. Che significa? Che la consapevolezza del limite spinge al progresso il quale tuttavia non ha mai un termine e, dunque, ciò che conta è la sua intenzione, la motivazione iniziale, la sua moralità che lo ispira, al di la della possibilità di vederne i risultato nell arco di una breve generazione, il suo sfondo e la storia, animata dalla sua visione del’uomo come valore fine a se stesso: in una parola classica, e’ “il Modo”.
Il riformismo è un modo, non un programa. Ecco perchè tutti possono dirsi riformisti, senza che ciò sia una garanzia per nessuno. Mai stati tanti astenuti contemporaneamente alla moltiplicazione dei riformisti.
Tutto questo Putin non l’avrà pensato, ma il suo viaggio a Roma e i suoi rapporti col medioriente, il sudamerica e soprattuto la sua riqualificazione della cristianità lo portano sula strada dell’Impero latino di Kojeve.
Ora forse si può capire perché Solgenitztin volle vedere Putin prima di morire.
Che significa per l’Europa? Che non si farà probabilmente mai, secondo quanto noi desideravamo.
Che è l’Europa che immaginava Albert Camus nel colloquio di Atene del 1955 con gli intellettuali greci: “La civiltà europea è in primo luogo una civiltà pluralista. Voglio dire che essa è il luogo della diversità di opinioni, delle contrapposizioni, dei valori contrastanti e della dialettica che non arriva ad una sintesi. In Europa la dialettica vivente è quella che non porta ad una sorta di ideologia, al contempo totalitaria e ortodossa”.
La dialettica vivente della visione “solare”dell’Europa di Camus non abita a Bruxelles, ne’ nella CDU, nè nel PSE che meglio farebbe a distinguersi candidando non il ” secondo console tedesco” Schultz, ma simbolicamente e significativamente, Papandreu.
Ma questo non è possibile poiché già si vede che la Spd nella “Grosse coalizion”altro non è che una delle due componenti di un unico partito che ora si perfeziona a destra come a sinistra: la Germania. E l’Europa sbigottita cede alla totalitarismo del monetarismo e dell’ uniformità’. Sarà difficile che stia volontariamente assieme. Dipende da quale élite vincerà. Se la beaurocracy, o i demos.

S.carl

La prima regola in politica è non dimettersi mai.
Farsi votare contro nella Giunta per le autorizzazioni significa autocostringersi a dimettersi dal Governo.
Con i gruppi parlamentari fatti da nominati, essere o non essere in Parlamento è per il leader di ogni attuale movimento politico irrilevante.
Le dimissioni di Alfano e dei ministri del PdL sono in realtà esclusivamente le dimissioni di Berlusconi dal Governo, loro sono lui.
E questo è un errore da manuale.
Un minuto dopo le dimissioni di Brlusconi dal governo, egli non avrebbe più spazio politico.
E quando non si ha spazio politico si perde la forza. Spazio e Tempo sono tutto, saperli gestire è una virtù.

Le tesi della Santanchè sembrano interessate più che sbagliate, sembrano calcolate su misura per ristabilire un sistema politico bipolare che – come dimostra la obbligata rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica – è in crisi irreversibile. Solo questo signofica il suo “meglio Prodi di Napolitiano”: bei tempi quelli del duello rusticano. Non si attenda però pietà dall’evocato nemico di sempre qualora salga gli altari, mentre l’altro è nella polvere. Forse solo lei stessa avrà un ruolo di primato, ma in una formazione che tenderà a imboccare la discesa del ritorno verso il MSI.

L’astensione e il voto a Grillo, prima, la diserzione delle urne da parte della maggioranza assoluta degli elettori romani, poi,  indicano che c’è una tendenza al rigetto del sistema della seconda repubblica che si è rafforza e può rafforzarsi ancora nell’opinione pubblica. Solo governare può invertire la tendenza. E Berlusconi ha tutto l’interesse ad evitare la trappola tesagli dalla magistratura, spiazzarla e con essa il PD, imponendo contro chi spera nella crisi di cambiare terreno di gioco e invertendo, appunto, la tendenza e la rotta.

Non regge illudersi che col premio di maggioranza e una campagna elettorale sul tema della persecuzione porti il Pdl o Forza Italia in maggioranza: la maggioranza degli elettori non voterà e nessuno sarà autosufficiente. Si prepari in questa prospettiva ad essere abbandonato da deputati oggi tra i suoi più agguerriti.

Il sostegno al governo Letta voluto da Berlusconi è stata una intuizione non facile che ha creato guai nel PD: per chi è l’architrave del sistema politico – quale è Berluconi – decidere di prendere una curva per uscire dalla morsa tra crisi e ribellismo, infilando  lo spiraglio per cambiare sistema politico in corsa, in piena emergenza economica e crisi con l’Europa, non è da tutti.

La magistratura, che fa politica, ha giocato d’anticipo e sta tentando di interrompere la curva tagliandogli la strada con una condanna per un reato che  – si ripete in giro –  essere “penale” e non “politico”,  non capendo, o fingendo di non capire, che essa ha politicizzato un reato penale.

Non si è mai visto infatti assegnare a qualcuno per vent’anni un unico procuratore ad personam: quello si chiama non più “procuratore”, ma “persecutore“.

(Tra le more c’è da domandarsi quale sia umanamente la condizione psichica di chiunque  per vent’anni sia dovuto entrare in ufficio e trovarsi il tavolo sommerso sempre da fascicoli “Berlusconi”. Se fosse successo ad un operaio qualunque l’essere costretto per vent’anni alla stessa ripetitiva azione,  si sarebbe da tempo rivolto al sindacato e al giudice del lavoro per chiedere il risarcimento del danno biologico provocatogli dal suo caporeparto.
Ma questa è un’altra questione, apparentemente distinta, ma in realtà assai significativa della cattiva amministrazione delle risorse anche umane nella magistratura, una amministrazione ossessiva).

Da oltre venti anni i socialisti – gli elettori dell’ex Psi – aspettiamo una riforma della giustizia e, in vista, un’amnistia. Ci fu fino al ’90 per i finanziamenti ricevuti dall’ex Pci dall’Urss, in segno di rappacificazione.

Non c’è stata. E’ evidente che se non è stata promossa prima, tanto meno sia possibile promuoverla ora.

Per fortuna spunta sempre Panella: i suoi referendum saranno un plebiscito contro gli abusi e le illegalità che tracimano nel mondo dell’ordine giudiziario. Sulla base di quella più che probabile spinta popolare si potrà dare finalmente voce ad un indirizzo di riforma avendone di nuovo la forza.

La crisi di governo, le dimissioni di Berlusconi dal Governo, bloccherebbero viceversa i referendum, entrerebbero in contraddizione con i suoi interessi e soprattutto con quelli del Paese e con la sua coerenza.

Isolarsi all’opposizione per chi è architrave da 20 anni del sistema politico, dopo una simile interdizione dalla vita parlamentare, significa condannarsi a fare opposizione al sistema in cui si è nati e cresciuti, peraltro opponendosi a chi dopo di lui si vedrà cadere i calcinacci in testa. Un’opposizione, dunque velleitaria, direi con precisione “massimalista” che non avrebbe alcuna credibilità elettorale.

Nè la denuncia sortirebbe effetti di aggregazione: Craxi insegna a sue spese. Chi perde, perde anche gli amici e l’opinione pubblica è sempre pronta a saltare sul carro del vincitore.

Ecco, isolarsi significherebbe solo finire a piazzale Loreto, un ricordo tanto doloroso quanto caro alla Santanchè.

Molti dei fascisti presenti in massa al comizio in piazza Duomo furono in orima fila a scagliare pietre ai cadaveri appesi al distributore di benzina, da iscritti al Pci.

L’opinione pubblica è volubile, ma il popolo ha l’istinto del vuoto politico: quando uno lascia, viene lasciato. Meglio il coraggio e la forza d’animo di essere riformisti anche controcorrente.

La vicenda dei derivati messi nel sottostante dell’anticamera per l’Euro ha aspetti incomprensibili ed in particolare la cosa più stupefacente è che la Repubblica schiacci il pulsante del siluro (che sembrerebbe diretto contro Draghi), alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo dove l’Italia cercherà di rivedere gli spazi di manovra possibili per la crescita e per l’occupazione.
Stupefacente perchè allora la Repubblica era esattamante dalla parte dei derivati e dell’ingresso subito, senza sè e senza ma, nella moneta unica. Vivecersa la vicenda vide Craxi e i socialisti a lui vicino, (vivendola sulla propria pelle), i soli lucidi nel comprendere e denunciare quel che accadeva: cioè che liquidazione della classe poltica attraverso Mani Pulite e la liquidazione del patrimonio nazionale e della forza economica del Paese fossero tutt’uno. L’errore fu nominale, poichè si parlò di uso poltico della giustizia anzichè di uso finanziario della giustizia (a fini politici della finanza).
Craxi si opponeva a quel modo di entrare nell’euro e denunciava come i parametri di Maastricht andassero ricontrattati, altrimenti l’Europa sognata non “sarà un paradiso, ma sarà un inferno”, disse da Hammamet, qual è ora.

Ma perchè proprio ora il siluro al governo delle larghe intese alla vigilia del Consiglio europeo e all’indomani della sentenza che dovrebbe buttare fuori campo Berlusconi?

Colpisce la coincidenza nella cronanca politica degli effetti immediati: la perdita di forza contratturale al Consiglio europeo e la cancellazione dall’ordine del giorno della questione costituzionale.

Tra allora ed oggi, quindi, la contraddizone è solo apparente. Fatto il giro di boa, la liquidazione della sovranità nazione resta il filo conduttore, fuori e dentro il Paese.

Repubblica sostiene che i bilanci furono falsificati e che già ora, i derivati ristrutturati per il debito di lungo periodo nel 2012 e sottoscritti nel ’90 sono carta straccia con una perdita di 1.550 milioni, mentre complessivamente l’operazione “ non perdere il primo treno”, costerebbe oggi allo Stato 8.000 milioni cifra tecnicamente destinata a crescere per la svalutazione dei beni sottostanti, nel lungo periodo.

Repubblica tirava nel ’90 la volata per entrare nell’euro al primo giro. Impossibile che Scalfari, espertissimo in materia, non sapesse nulla di quel che accadeva anche perchè molti dei protagonisti scrivevano sul suo giornale e ci davano da lì lezioni. Quanto ha guadagnato?
Ora la presa di distanze. Quanto guadagna vendendo al ribasso?

Dell’articolo ne risponde per legge l’editore, che è colui che ci interessa. Il capo del governo deve convocarlo per chiedere la dovuta documentazione che l’intenzione fosse quella di falsificare i bilanci. Questo prima della riunione dei capi di Stato e di governo. O si accontenta di un comunicato del ministero del Tesoro che assicura essere tutto corretto?

Nel servizio, stranamente, è assente Prodi. Quello della Sme di De Benedetti (l’editore) che invece fu sia da Bruxelles e che da Roma il pedalatore che tirò più di altri la volata finale. Strano?

Non troppo, anzi, forse aiuta a capire.

Brevemente. Nel 92 grande speculazione contro la lira: il governo Amato difende la valuta e Ciampi vende metà delle riserve auree. Tuttavia bisogna arrendersi e la lira esce dal serpentone. La questione decisiva (e meno nota) è che l’ostinazione del governo era giustificata dalla convinzione che la Germania comprasse Lire per sostenerne il corso, secondo i patti presi come la regola di solidarietà nello SME prevedeva. Niente di tutto questo: Il Marco vide cadere la Lira senza muovere un dito.
Anche la Sterlina era sotto pressione e l’ambasciatore di allora a Londra confidò che gli inglesi insistevano affinchè l’Italia rimanesse fuori dalla moneta unica e che assieme avremmo fatto “lotta corsara”. Niente da fare, l’ideale europeo prima di tutto.
Ridotta l’Italia in quelle condizioni e nel pieno di tangentopoli iniziano le privatizzazioni, ovvero la svendita dell’economia pubblica in saldi, gestita – da una parte e dall’altra del bancone – dagli stessi advisor che rappresentavano gli acquirenti (questione posta dalla Corte dei conti) Sono gli stessi operatori internazionali (tra cui Deutsche Bank) che ci hanno “consigliato“ i derivati da usare come le guide del telefono sul seggiolone per arrivare al bordo del tavolo.

Quanto è fruttato tutto questo allora alla banda di Repubblica?

Ora i compari si dividono, ognuno va per la sua strada. Di chi sarà la manina, tedesca o anglosassone? Chissà, le ricette sono differenti, ma il pollo è sempre lo stesso.

Quanto frutta oggi vendere al ribasso l’Italia, alla residua vecchia banda del ’90?

Il presidente Letta, allora, convocherà De Benedetti per chiedergli formalmente di documentare che i bilanci sono stati truccati, come il suo giornale scrive?
Se non ne fosse in grado, qualche vertice istituzionale farà una denuncia per aggiottaggio? Esiste ancora un po’ di forza politica in Italia?

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E’ di oggi la notizia che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per indagare sull’eventuale fattispecie di agiottaggio.

Il PS di Nencini ha fatto condannare per diffamazione la Critica Sociale il 12 giugno scorso
dal Tribunale di Milano. La condanna è avvenuta in contumacia poichè la Critica Sociale si
è rifiutata di costituirsi nel processo, rinunciando alla difesa di fronte ad un giudice per un
dissidio di natura politica sulla trasparenza del tesseramento insorto un anno prima tra
socialisti dello stesso PS (alla vigilia del loro congresso) di cui l’Avanti!, edito da Critica
sociale e diretto da Rino Formica, aveva dato notizia commendando i fatti.

Rino Formica: “Qualcuno spera che continui una lotta tra i dispersi profughi socialisti sulle
acrobazie organizzative del PSI. Noi non daremo questa soddisfazione. L’Euro di
risarcimento è l’obolo che versiamo per mantenere il silenzio amorevole su i vent’anni di
decadenza politica del PSI. Speriamo che con il nostro Euro il PS possa fare a meno del
sostegno del PD”!
Stefano Carluccio: “Sono un fallito – dichiara il direttore della rivista – In tanti anni non
sono riuscito ad “conquistare” una querela per diffamazione dal pool di Mani pulite per
difendere prima con l’Avanti di Milano e poi con la Critica Craxi e i socialisti dal 92 in poi, e ora mi tocca Nencini.
Coll’ Euro cominci a pagare i debiti verso il PSE”.

Per completezza di informazione riportiamo di seguito la nota “diffamatoria”.
“La cosa non ci riguarda direttamente, ma ci sentiamo in dovere egualmente di segnalarla
a chi ne compete per una verifica ed una valutazione.
Corre voce (nello stesso partito) che il segretario Nencini abbia chiesto a Larizza di far
comprare un blocco di tessere della UIL-Poste per assicurarsi la maggioranza interna. In
cambio offrirebbe – sempre per quanto si dice – la presidenza del partito ed una
candidatura in Calabria. Socialismo postino”.
(da Avanti! Nuova Serie – Edito da Critica Sociale – 20 febbraio 2012)

Intervista di Felice Besostri ad Affari Italiani

“C’è un tentativo della politica di evitare che la Corte Costituzionale dichiari illegittimo il Porcellum”.
Felice Carlo Besostri, avvocato e già senatore, è uno dei promotori della battaglia giudiziaria tesa a dimostrare l’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale. Con una intervista ad Affaritaliani.it denuncia: “Neppure Letta vuole modificare il Porcellum perché Napolitano non scioglierà mai le Camere mandando il Paese al voto con una legge in odore di incostituzionalità”. Ma c’è di più: “Avremmo un governo che vuole cambiare la Costituzione essendo stato eletto con una legge incostituzionale. E tra i saggi Letta ha nominato tre persone che nel 2008 dichiararono assolutamente legittimo il Porcellum”. E conclude: “Quando di fronte al silenzio della stampa mi sono rivolto a Rodotà, a Zagrebelsky, alla Cancellieri e persino a Monti non ho mai ricevuto risposta”.

Avvocato Besostri, lei è stato uno dei promotori del ricorso in Corte Costituzionale contro l’attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. I tentativi di dimostrare la illegittimità di questa legge da parte vostra sono vari e risalgono fin all’autunno del 2008 (nel box a fine aritcolo tutta la storia). Solo a fine di quest’anno, dopo rinvii e tentativi di insabbiamento, forse la Suprema Corte si pronuncerà. C’è da chiedersi se la politica è interessata a modificare questa legge?
“Assolutamente no, per il semplice fatto che le liste bloccate fanno comodo a tutti. Ci sono 50 persone in Italia che decidono chi sono i 945 onorevoli. Ma anche il governo non ha alcun interesse a modificare il Porcellum”.

I dubbi di costituzionalità del Porcellum

Il primo dubbio è la mancata indicazione di una soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza che garantisce il 55% dei seggi alla Camera. La legge infatti assegna il premio alla coalizione o al partito con più voti.

L’impossibilità di esprimere preferenze: chi vota può barrare un simbolo ma non un candidato in lista.

Infine, la difformità tra Camera e Senato: a Palazzo Madama infatti il premio di maggioranza è su base regionale. Le differenti regole per Camera e Senato hanno portato, di fatto, all’ingovernabilità delle scorse elezioni.

Anche il governo?
“Certamente, il Porcellum è la migliore assicurazione per il governo Letta. O abbiamo un Presidente della Repubblica golpista, e Napolitano non lo è, oppure nessun Presidente scioglierà le Camere mandando il Paese alle elezioni sapendo che c’è un giudizio di costituzionalità pendente in Corte Costituzionale. Rischieremmo di andare a votare con una legge che poi si potrebbe rivelare incostituzionale. Questa ordinanza ha spuntato l’arma di Berlusconi che non può più minacciare il governo di tornare al voto”.

Se a fine anno la Corte Costituzionale dovesse dichiarare incostituzionale la legge elettorale, il Parlamento e quindi anche il governo, si dovrebbero dimettere? Sarebbero illegittimi?
“I risultati elettorali non si possono impugnare, se non davanti alle Camere. Ma i parlamentari, eletti con questa legge, non dichiareranno mai illegittima la votazione. Se le liste bloccate sono illegittime i parlamentari sono politicamente abusivi. Ma c’è di più. Avremmo un governo che vuole cambiare la Costituzione essendo stato eletto con una legge che forse a fine anno sarà dichiarata incostituzionale. E bisognerebbe parlare anche della squadra di 35 esperti nominata da Letta”.

In quale modo è coinvolta la squadra che dovrebbe preparare la bozza di riforma costituzionale?
“Nel 2008 Giovanni Guzzetta, Beniamino Caravita di Toritto e Nicolò Zanon, proposero un referendum per dare il premio di maggioranza alla lista che aveva più voti, non alla coalizione. In quella occasione queste persone hanno sostenuto che il Porcellum è assolutamente legittimo. Ebbene, questi tre studiosi fanno parte della squadra di esperti che il governo ha scelto per preparare una bozza di riforma costituzionale. Che garanzie ci possono danno queste persone?”.

C’è da aspettarsi che ci siano delle pressioni da parte del governo e dei partiti perché la Suprema Corte non si esprima?
“Intanto si cercherà di fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci il più tardi possibile. Alla Corte ci sono molte cause che aspettano giudizio e solo la pressione del governo o dell’opinione pubblica possono far trattare questa questione prima di altre. C’è un tentativo di insabbiare il caso”.

Anche da parte dei giornali?
“In tutti questi anni molti giornalisti di testate importanti si sono rivolti a me per chiedere la documentazione, ma nessuno ha mai scritto nulla perché, mi è stato detto, avevano ricevuto l’ordine dai loro direttori di non trattare il caso. Questo vale sia per il Corriere della Sera che per Repubblica. In fondo il sistema bipolare andava bene a tutti, era quello che sosteneva Veltroni e De Benedetti”.

Nella sua battaglia non ha cercato delle sponde nelle istituzioni?
“Quando di fronte al silenzio della stampa che non parlava di questi ricorsi abbiamo cercato di sollevare lo scandalo sulla legge elettorale, né Stefano Rodotà né Gustavo Zagrebelsky ci hanno dato una mano. Ho spedito anche delle lettere a Mario Monti e ad Annamaria Cancellieri, ma non ho mai ricevuto risposta”.

La battaglia contro il Porcellum

17 maggio 2013 la Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione pubblica l’Ordinanza n. 12060 del 2012. Qualche giornale diede la notizia in prima pagina come fosse una notizia sorprendente. Eppure ci si sarebbe potuto chiedere che se un ricorso arriva in Cassazione di norma ci sono stati 2 altri giudizi. In effetti la vicenda davanti alla magistratura ordinaria era iniziata nel Novembre 2009 davanti al Tribunale di Milano e proseguita con l’impugnazione in Corte d’Appello di Milano nel giugno 2011.

Una vicenda che evidentemente era riuscita a sfuggire alla stampa per 4 anni, anzi per molti di più. Perché la vicenda in realtà è iniziata nel febbraio del 2008 quando ho impugnato come elettore l’ammissione dei quesiti referendari del prof. Guzzetta, perché voleva attribuire il premio di maggioranza. Anzi “l’abnorme premio di maggioranza”, come tutti ora dicono, non più alle coalizioni, ma alla sola lista di maggioranza relativa. Un referendum fortemente sostenuto dalla stampa di “regime”, quella che voleva imporre un bipolarismo artificiale, anzi addirittura un bipartitismo, se fosse stato approvato. Non raggiunse il quorum, ma grazie ai morti che ancora erano inseriti nelle liste elettorali. Strano destino la Costituzione difesa da morti inconsapevoli, invece che da cittadini informati! In quell’occasione oltre che rappresentare me stesso ero anche il difensore di 4 associazioni di sinistra alternativa, ma anche dello SDI e del Comitato Promotore della Costituente Socialista e, infine, dell’UDEUR di Mastella.

Un aneddoto questa difesa mi creò un problema, perché il co-difensore mi era stato arrestato nel pomeriggio del giorno precedente la discussione innanzi alla Corte Costituzionale. Sappiamo come finì quella vicenda: il referendum fu ammesso, accelerando la crisi del Governo Prodi, perché l’UDEUR provocò, insieme con creazione del PD, elezioni anticipate anche con lo scopo di far slittare di un anno la votazione sul referendum, per l’assurdo divieto di far celebrare insieme elezioni politiche e referendum, tra l’altro un modo per combattere l’astensionismo. L’opposizione ai quesiti, che proprio si fondava sull’assenza di una soglia per assegnare il premio di maggioranza, tanto più ampio quanto minore era il consenso elettorale, un risultato lo conseguì: due passaggi delle sentenze n. 15 e 16 che richiamava l’attenzione del Parlamento su una necessaria modifica del premio di maggioranza pe evitare un’incostituzionalità e la richiesta alla magistratura che la questione le fosse rimessa nelle vie ordinarie del controllo di costituzionalità, perché per questioni procedurali non poteva pronunciarsi sulla legge esistente in sede di ammissione dei quesiti referendari.

Un avvocato di Milano, Aldo Bozzi, nipote ed omonimo del deputato liberale che presiedette la prima Commissione Bicamerale per la riforma delle istituzioni, prese talmente su serio le sentenze n. 15 e 16 del 2008 della Consulta, che impugnò davanti al TAR Lazio l’indizione delle elezioni 2008 con una legge di sospetta costituzionalità. Questa iniziativa consentì a me di intervenire a sostegno e a costituire un gruppo di cittadini. avvocati, magistrati ex avvocati dello Stato, che è rimasto unito fino alla Cassazione.

C’è voluta un buona dose di acribia, perché ci son voluti 2 giudizi amministrativi, un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale (questo fatto da me in solitario), un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e appunto i 3 civili e ora ci aspetta l’ultimo atto finale: il ritorno davanti alla Corte Costituzionale e siamo a 10.

La Cassazione finalmente ha potuto esprimersi sulla incostituzionalità della legge maggioritaria che viola non solo la rappresentanza popolare, ma che rende il voto diseguale con il premio di maggioranza e squilibra i quorum di garanzia per gli organi costituzionali. Sulla Critica Sociale Felice Besostri, promotore con l’avv. Bozzi del ricorso, racconta la travagliata vicenda e la censura meditica cui è stata oggetto per 5 anni (sebbene la stampa debba essere guardiana della pubblica opinione, purchè evidentemente, al di sotto della Cassazione…)

L’iniziativa del ricorso esaminato dll’Alta Corte è di 27 elettori in larga misura socialisti (Gruppo di Volpedo – Nuovo Avanti).

Tuttavia le reazioni politiche immediate sembrano voler rallentare il passo del ritorno alla normalità Costituzionale per una errata realpolitik delle “ragioni di stato”, un’eccepire per senso pratico che sa di arbitrario e che a nostro parere sottovaluta l’effetto positivo che il ripristino della legalità costituzionale e della sovranità popolare nelle sue procedure formali avrebbe proprio sulla fuoriuscita dallo stato di crisi. Questo, come da 20 anni solo pochi avveduti, tra cui Craxi, previdero, ha le radici nella perdita di forza politica dello Stato, staccatosi dalla sovranità popolare, e nel degrado della politica ( come bene scriveva Giuseppe DeRita nell’editoriale del Corriere di lunedì).
Alcune osservazioni critiche flash sorgono quindi spontanee:

1. I parlamentari “nominati” non devono cambiare la Costituzione e gli “esterni” non dovrebbero propore testi al governo che poi li trasmetterà al Parlamento, così subordinando la formazione della sovranità alla emergenza della politica economica. L’universale al contingente.
2. La ricostruzione dello Stato richiede politicamente il massimo coinvolgimento dell’ elettorato. Tutti i cittadini ( in particolare i giovani che non hanno concosciuto la partecipazione democratica alla politica nazionale in questi 2o anni) si devono sentire partecipi della Repubblica in cui vivono, altrimenti la disaffezione diverrà insubordinazione e insurrezione. Non è solo questione di austerity (che fa da detonatore) ma di mancanza di orizzonte, diremmo di crisi spirituale.
3. Serve urgentemente una Nuova Costituente eletta con suffragio proporzionale. Non è difficile: basta convocarla con procedura analoga al Decreto legislativo luogotenenziale del 10 marzo 1946, n.74 (rispettosa notazione per il sen. Quagliariello).
Il governo non deve proporre testi ma un ordine del giorno che convochi il popolo a nominare i propri rappresentanti per decidere della forma statuale esercitando cosi la sovranita che al popolo spetta. Questo è un diritto naturale dell’uomo (come ricorda la Cassazione) non dello Stato, tantomeno del governo.
“In populo omnia”, diceva Cicerone. Stiamo ai classici, che hanno esperienza. Le novità non hanno portato bene.
4. Procedendo al contrario, invece, si inverte il rapporto tra il processo di formazione della sovranità e la forma del potere a cui la sovranità deve adeguarsi anziché su esso decidere. Bara chi professoreggia mettendo in successione – innaturale e illogica – la legge elettorale alla forma del governo, dimenticando che le riforme elettorali fin qui inventate non solo hanno ignorato gli equilibri costituzionali esistenti – come non per caso sottolinea nella motivazione di rinvio alla Corte Costituzionale la Cassazione- ma persino ne hanno stravolto le funzioni.

E’ una forma mentis da regime di “assolutismo illuminato”, che concede, compassionevole.

Non è moralità di spirito repubblicano.

La tesi della subordinazione della legge elettorale alla forma di governo ricorda una “tesi” dei teorici (di questo ventennio) della cosiddetta Costituzione materiale, ovvero del primato senza lacci e laciuli dei “fatti compiuti” rispetto alle “procedure garantiste”: la costituzione materiale, e’ una costituzione virtuale, inesistente se non come prassi di violazione della costituzione reale. Quella vera è quella scritta.
Del resto neppure la Costituente, che definì la forma e i rapporti dei poteri, disse una parola sulla legge elettorale per lasciare alla congiuntura storica la scelta più adeguata, per lasciarla cioè al “senso comune”, al senso storico del popolo, alla sua ultima determinazione in materia di modalità di formazione della propria manifestazione di sovranità. Se la Costituente non creò un nesso tra forma di governo e legge elettorale, ora ci vuol mettere il becco un governo qualsiasi?
Quindi la legge elettorale non deve seguire alcunchè, ma ha un proprio principio autonomo e precedente: la forma dei poteri viene dopo la formazione della rappresentanza popolare nella sua più ampia estensione sovrana che in proprosito decide (il federalismo fa parte degli ordini del giorno)

Ora invece si segue la via stretta della stitichezza democratica.

C’ è un generale riflusso della sensibilità democratica anche tra i migliori, per abitudine circa la smemoratezza del principio di eguaglianza che riguarda la distribuzione della ricchezza morale del principio di libertà del quale diciamo ne costituisce la sua “ ragione sociale”. s.car.

” Di che si tratti ancora non si sa. Sembra che sia il progetto di un’associazione promossa da partiti socialisti che oltrepassi i rigidi confini dell’Internazionale, ma che per ora vi si affianchi e non ne costituisca un’alternativa. Naturalmente la proposta tende comunque a superare la vecchia organizzazone che ha perso negli utlimi vent’anni sia un chiaro profilo politico sia la sua influenza, priva di temi e campagne internazionaliste coordinate, priva di peso nell’Onu.
E’ una proposta che, al momento, ci pare indirizzarsi verso una analoga idea avanzata dal PSI di Craxi e Martelli alla vigilia del crollo dell’Unione sovietica e alla vigilia della fortemente voluta dal cancelliere Kohl, prima degli altri, riunificazione tedesca: l’Internazionale Democratica.
Oggi la Germania – in cui la SPD di allora si oppose con forza alla proposta del Partito socialista italiano, viceversa condivisa dal socialismo latino, sia spagnolo, portoghese che di Mitterrand – è una sola e nelle prossime elezioni di settembre potrebbe scalzare (è l’auspicio) Angela Merkel: una Alleanza progressista a guida sociademocratica tedesca avrebbe una grande influenza sulla politica europea, dimostrerebbe che la SPD è capace di influenza internazionale competitiva con quella dell’attuale Cancelliere conservatore.

I socialisti del Sud Europa degli anni 80 immaginavano di oltrepassare – verso la liberaldemocrazia – il confine socialdemocratico di stampo nordeuropeo per dare sia uno sbocco all’imminente contraccolpo della fine del comunismo, con prevedibili attriti coi rispettivi partiti comunisti nazionali in procinto di restare orfani di Mosca; e sia – dall’altro lato – per controbilanciare in una più ampia associazione progressista che coinvolgesse il Partito democratico americano il vuoto politico a cui sarebbe stata esposta ad est l’Europa.
La Germania era stata il perno dell’equilibrio est-ovest nella guerra fredda con la sua Ostpolitik e dunque la SPD fu in disaccordo con l’Internazionale democratica sbilanciata ad ovest, verso gli Usa. Da sempre leale innanzitutto agli interessi della propria nazione, si accodò all’asse franco-tedesco perla riunificazione nel quadro dell’Unione europea, ma la prospettiva vera concorrenziale agli Usa era la prospettiva folle di Eurasia, entro i cui confini infatti sarebbe soffocato il socialismo continentale del “dopo_Muro” e dei suoi grandi leader.
Oggi le parti sono invertite: la SPD ha bisogno di un’area di influenza europea non euroasiatica ma atlantista per vincere le elezioni di settembre: il mercato domestico nazionale ed europeo, in misure diverse, recede e recedera’. Il braccio di ferro euromarco vs dollaro e’ una velleita’. Meglio tornare a Kennedy che stare con Putin.
La congiuntura potrebbe andare oltre l’austerity e la “nuova Europa” in caso di vittoria dei socialisti tedeschi. Dalla crisi politica dell’Europa la proposta di associazione liberalsocialista nel solco della prima proposta italiana, puo’ divenire una stabile visione geopolitica, da un lato, e di innovazone dei modelli sociali, dall’altro.
Non si tratta di una questione di natura ideologica, ma geopolitica. Ovvero una federazione tra i progressisti delle due sponde atlantiche che scambi rispettivamente il meglio dei rispettivi modelli sociali: il modello liberaldemocratico prevalente negli Usa con il modello socialdemocratico prevalente in Europa.
Insomma il “lib-lab” dai banchi di scuola e dalle biblioteche, vedrebbe la luce di una propria vita politica integrando due modelli sociali, americano e europeo, liberale e socialista, finora concorrenti se non ostili, superando – da un lato- la vecchia ideologia socialdemocratica della redistribuzione della ricchezza per intervento politico nei rapporti tra le classi sociali, sostituito dal modello liberale della diffusione del reddito. Mentre sul versante liberale, contemperare la libertà dei mercati con la programmazione pubblica a cura delle istituzioni politiche che hanno il dovere di sapere dove le rispettive società hanno bisogno di andare, poiché senza regolazione il mercato non è libero, ma è del più forte.
In questa prospettiva l’ “Alleanza progressista” (o Internazionale democratica) intreccia l’aspirazione liberalsocialista sia con la visione federalista dello Stato e sia con quella laburista della societa’ poichè il principio dell’autogoverno ( alla base di entrambe) è l’unico principio unitario di una società aperta alla democrazia politica e alla democrazia economica sul piano geopolitico.

Domani si apre l’Assemblea nazionale del PD e la vigilia sembra essere quella di un appuntamento senza rete. I nomi di chi dovrà condurre il partito al congresso si accavallano. Si è giunti persino a dividersi sull’opportunità di non avere un segretario effettivo dopo Bersani, ma un “re travicello” in balia delle correnti (che si moltiplicano per partogenesi da se stesse).
In questa occasione si incrociano più linee direttrici provenienti da piani e periodi diversi della storia e dell’attualità politica: vengono al pettine nodi di fondo della sinistra del Novecento tutto intero.
Dietro il disordine e i twitt, la storia tira la riga e fa le sue somme, anche se la maggior parte di coloro che saranno presenti non sembrano esserne consapevoli. Nella dissoluzione finora vince “la fiera delle vanità” di improvvisati capicorrente in un generale ed incontrollato “rompete le righe” che promette vanamente di aprire comodi varchi alla “visibilità” e a una “posizione”. Il proprio tornaconto sembra indifferente dall’essere inversamente proporzionale al pericolo concreto di “irrilevanza” per il PD come ha pronosticato il direttore di Repubblica, Ezio Mauro.

Le linee che si intrecciano, nella storia e da piani diversi si incontrano nel punto di sempre, quello del governo, di “essere nazione” oltre la propria rapresentanza di interessi.

Un male che affligge la sinistra già nel corso della Resistenza, dove la lotta di Liberazione in alcune sue componenti importanti si intrecciò con l’aspirazione alla conquista del potere anche a costo di trasformare la cacciata dei nazifascisti in guerra civile.

Sommariamente, tranne la parentesi del Togliatti della Costituente e di Berlinguer del “compromesso storico”, ( seppur con la riserva mentale di passaggi solo tattici) la maggioranza della sinistra italiana ha sembre sofferto la liberaldemocrazia nazionale come un camicia di forza.

Chi nuotò in senso contrario a questa corrente impetuosa furono Saragat e Craxi.
Entrambi espulsi dalla “sinistra”, mai ricomosciuti almeno come una delle sue componenti.

Oggi quella loro posizione è alla Presidenza della Repubblica. E questo costringe alla masima tennsione interna.

Il concetto del leader laburista Ed Miliband con il quale egli descrive il socialismo inglese, “One Nation party”, in Italia è inconcepibile. Eppure Ed Miliband è la “sinistra” laburista, quella che ha rottamato i “blairist”. “One Nation” significa appunto questo: “non limitarsi a rappresentare solo gli interessi della propria parte, ma tenere conto anche degli interessi rappresentati dalla parte avversaria, perche la base comune è l’ appartenenza alla medesima Nazione, alla stessa civiltà”.

E qui sta il punto: “educati” all’odio dell’avversario per decenni, sia nella prima che nella seconda repubblica, l’elettorato e soprattutto la militanza di sinistra non si sente di appartenere alla medesima civiltà dei propri avversari.

Delegazione di Mosca in Italia, ha saputo convivere nella democrazia reale, ma ha sempre tenuto un tono sopra le righe per tenere unito il “corpaccione” nell’attesa messianica.

L’assemblea di domani si intreccia con ciò che accadde ai socialisti con la nascita del centro sinistra, partorito con resistenze anche nello stesso Psi di Nenni e Lombardi, ma sicuramente attaccato frontalmente dal Pci. “Voltagabbana” fu insulto comune e tratto dall’abitudine dei militanti comunisti di recarsi ai comizi di Nenni, togliersi la giacca e rimettersela al contrario davanti all’oratore.

Quanti si rivolteranno la giacca domani di fronte al governo Letta?

Il recente editoriale di Ezio Mauro su Repubblica tira le conseguenze con lucidità del soffiare “azionista” del suo editore e del suo predecessore alla direzione del giornale, sul fuoco del massimalismo e della diversità (un’altra civiltà) della sinistra. Si tratta di un’autocritica nella forma di suggerimento, che non evita anche nel quoticdiano, dopo gli anni passati ad aizzare le divisioni sui “fondamentali unitari”, alla posizione di Mauro di sembrare isolata.
Egli in sostanza dice una cosa ragionevole: le identità destra e sinistra devono definire le posizioni politiche, ma essere fondate su “sostantivi” (non solo su aggettivi). Dire quindi cosa significa essere di sinistra, non solo essere “moralisti”, quindi aniberlusconiani e affidarsi al giustizialismo.
Il dibattito di grande importanza che ne potrebbe derivare non ha decollato.
Sono intervenuti, non casualmente Emanuele Macaluso e Rino Formica. Poi un silenzio di tomba.
La regola (di eredità “rivoluzionaria”) per la quale non ci devono essere nemici a sinistra è sbagiata e porterà al suicidio definitivo.
E’ vero il contrario: senza nemici a sinistra, non si è sinistra di governo. Questa posizione è la linea che sconfigge l’estremismo, perchè lo spinge fuori dai confini della comune appartenenza alla Nazione.
Se la questione sarà ignorata o peggio, sconfitta, essa porterà all’esplosione del PD. Già da domani. Che si trovi un nome o un soprannome.

Un rapporto relativo alla armi delle Leghe veneta, lombarda e piemontese del 1992, primo ministro Giuliano Amato. Non troviamo altra ragione per l’ opposizione al suo ingresso al governo da parte dell’ ex ministro degli interni, Roberto Maroni

di Edmond Dantes (critica sociale n.9/2012- reprint da Storia di questi 20 anni)

Dopo molte traversie, mi  stato recapitato sull’isola, la copia di un diario. Non so esatta mente di cosa si tratti. Non so se sia una costruzione di pura fantasia.
Un racconto romanzesco. Una libera ricostruzione di fatti interpretati e raccontati secondo il vezzo dell’autore. Non so se si tratta di realtˆ effettivamente esistite e di fatti real mente accaduti, di personaggi dipinti esattamente come sono. E’ un diario che risale a due anni or sono, e si riferisce anche a fatti ancora precedenti. Dopo d’allora sono successe molte cose. Tutte politiche e nessuna di carattere militare, almeno nel senso indicato nei diversi capitoli di questo diario. Infatti in questi si scriveva: “Dopo le ultime politiche, i componenti del vertice Lega Nord hanno sconsigliato prima e vietato poi, quell’atmosfera ‘goliardica’ che da sempre aveva contraddistinto i momenti politici, sociali e conviviali all’interno delle sedi. Non interpreto questa mossa come una presa di maggior coscienza e maturità’ . Mi ritengo un buon conoscitore del pensiero leghista. Non credo perci˜ che le cose stiano in questo modo
Questo comportamento  dettato unicamente dalla paura di possibili fughe involontarie di notizie in momenti euforici ai quali tanto invita la goliardia. Oramai Lega Nord  ben consapevole di essere con trollata dai servizi di sicurezza e da tutti i settori di polizia politica presenti nel nord
Ho inoltre ragione di credere che parte degli infil trati a suo tempo inseriti nelle fila di L.L. siano stati scoperti e che agli stessi, volutamente, vengano fatte pervenire informazioni fuorvianti anche se molto credibili
Si rendono conto insomma che non possono assolu tamente pi sbagliare se vogliono attuare i piani che si sono prefissati e raggiungere gli obiettivi di ever sione di cui tanto parlano
Due anni orsono era abbastanza facile sentir bisbigliare di depositi d’armi e di addestramenti per un efficiente uso delle stesse. Adesso no. Adesso che veramente sono pronti, guai a chi tocca l’argomento. Solo ‘il senatur’, se lo desidera, pu˜ fare qualche ambigua allusione in pubblico. Il senatur  consapevole che si tratta di realtˆ e di strumenti certi sui quali pu˜ contare. Non solo sono pronti ma dispongono anche di possibilitˆ concrete di riconversione, pressochŽ immediata, di materiali industriali adibiti ad impiego civile in materiale bellico. Disseminate in tutta la zona nord vi sono societˆ con officine nei settori di fonderia, trafilatura, minuteria metallica, prodotti plastici e legname che, oltre a finanziare, sono pronte ad intervenire. Tutto questo non  affatto strano. Giˆ due anni orsono ero stato informato, con dovizia di dettagli, di che cosa la L.L. stesse cercando di organizzare. Mi riferisco ai fatti ‘svizzeri’, ed in particolare agli incontri di L.L. (arch. Gisberto Magri) con personaggi svizzeri, tra i quali era preminente la figura del prof. Proteus. Ricordo oggi una relazione di allora nella quale si parlava della mappa sulla quale era stata tracciata la famosa linea Cisalpinache delimitava un territorio entro il quale sarebbero nati i depositi d’armi, i punti armati e di difesa dell’allora L.L. Era lo stesso periodo in cui si cominci˜ a parlare della nascente Lega Nord. Temo, ora pi che mai, questa degenerazione. L’oggi, se non verrˆ immediatamente fronteggiato, porterˆ in breve tempo a spiacevolissime sorprese ed a fatti inquietanti e tali da far temere il peggio. Nessuna forza politica, anche se rinnovata, pu˜ illudersi di porre un’argine allo strapotere che la Lega Nord va ogni giorno assumendo sempre di pi. Non  certo in termini percentualistici che bisogna ragionare. Il problema  di rapporti di forze. Bisogna agire, agire tempestivamente, per non farsi trovare impreparati. Penso che in breve si realizzeranno tutte le sezioni di L.N. e nella realizzazione delle stesse verrˆ contem plata una cellula difensiva. Questo significa che in brevissimo tempo L.N. potrˆ contare su una fittis sima rete logistica, strategica ed operativa in tutta l’Italia del nord. Queste cellule collegheranno in tempo reale tutti gli addetti ai centri armati
Sono convinto che L.N. gode del favore e talune volte della complicitˆ di molti esponenti dell’Arma e gli stessi sono disseminati in tutte le regioni del nord e guarda caso sono indigeni
Ci risulta inoltre che taluni di loro, occupino posi zioni di rilievo nella gerarchia militare
Anche questo  un fattore molto inquietante
Ancora pi inquietante,  la certezza che, anche nel l’ambiente dell’esercito, la L.N. ha ormai raggiunto una penetrazione ancora maggiore. Naturalmente mi riferisco ad ufficiali e graduati di carriera. Non so per la veritˆ come stiano le cose nella polizia, ma se tanto mi da tanto, anche in. questo caso le cose dovrebbero avere preso la stessa piega. Per il momento continuo tuttavia a prendere tutto questo con qualche beneficio d’inventario
Questa settimana le mie indagini hanno segnato il passo, non certo per nostra volontˆ ma per il ripe tersi di quello strano gioco che le leghe hanno sem pre attuato nei momenti che precedono eventi di particolare rilievo
Oramai l’esperienza ci insegna che in questi fran genti le leghe si barricano dietro l’uso esasperato di una tecnica semplice: ‘Dico una cosa, ne faccio un’al tra e ne penso un’altra ancora’. Qualsiasi informazione assunta in questi momenti, anche se proveniente da fonti di provata attendibi litˆ, deve essere valutata con la pi attenta conside razione critica. Meglio ascoltare e attuare ulteriori verifiche. Cos“ non mancher˜ di comportarmi nella riunione previ sta per venerd“. Giˆ sono portato a riflettere sulle cose dette dai capi di Lega Nord nel corso di questa settimana
Bossi dice: faremo arrivare dalla Slovenia e dalla Croazia carichi di armi per rifornire il blocco d’or dine delle leghe al fine di contrastare un ‘possibile’ golpe Dc; poi smentisce e successivamente querela. E poi ancora: il 1995 sarˆ l’anno del samurai! Il samu rai sono le leghe e nel ’95 andremo al potere
Formentini dice: tra quelle persone gira troppo alcool e… anche del crak da elezione e getta cos“ tutto in burla pesante. In sostanza forse un ‘nessun commento’ mascherato alla grande. Tutti questi discorsi o rappresentano una generale farneticazione della Lega o nascondono veritˆ terribili non ancora emerse nella loro realtˆ concreta. Bossi si  reso conto che molti ‘sanno’ e che tener nascosto cose di questa natura  un’impresa senza speranza. Per prima cosa scarica addosso alla De il proprio disegno di golpe. In secondo luogo minaccia di far venire i tanto sbandierati ‘kalashnikov oliati’, distogliendo cos“ l’attenzione e le possibili ricerche dai depositi giˆ esistenti. Infine, parlando di un non meglio identificato ‘blocco d’ordine’, avvisa il popolo leghista e non che esiste una realtˆ di questo tipo pronta per qualsiasi evenienza. Scusate se  poco! Che cosa significa poi ‘l’anno del samurai’? Bossi sa molto bene che parlare di 1995 significa ancora una volta simulare e mentire spudoratamente, ma ci˜ che importa per lui  che tutti ci credano. Elettorato, partiti, parlamento e governo. Solo cos“ pu˜ passare inosservata la manovra che invece nel primo semestre del ’93 dovrebbe consolidare la sua piattaforma in modo che attorno alla fine del ’93 gli sia possibile spiccare il volo che deve consentirgli di raggiungere una posizione di controllo e di grande preminenza politica in Italia. In pratica molti mesi prima dell’inizio della scalata che tutti si attendono. Per ultimo ricordo sempre che Bossi, nel parlare di armi e di blocco d’ordine, ha sempre usato il termine leghe e mai una volta Lega Nord. Le ipotesi e le supposizioni alle quali sto lavorando non sono affatto campate in aria. Oggi sono pi che mai consapevole che esse hanno contenuti di veritˆ tali da dover essere presi nella pi seria considerazione. La prova mi  pervenuta in modo indiretto mentre svolgevo altre ricerche e pi specificatamente mentre cercavo di capire sia il momento di nascita che quello aggregativo dei tanto chiacchierati depositi d’armi. In teoria Lega Nord non annovera tra i suoi servizi realtˆ come quelle appena esposte, ma in pratica essa vi ci pu˜ contare. L’apparente contradittorietˆ si spiega molto bene se prendiamo in esame le leghe regionali che confluirono a suo tempo in Lega Nord. Queste, pur aderendo al momento consociativo ed accettando in toto: statuto, mandamenti e capo storico della Lega Nord, rimasero nella pi completa autonomia per talune realtˆ come quelle ad esempio di natura militare. Ho sempre avvertito l’esistenza di un movimento parallelo e clandestino. Risulta chiaro adesso, alla luce delle notizie pervenutemi, che bisogna parlare di realtˆ clandestine e parallele alle leghe R. ove la coagulante Lega Nord pu˜ solo fruire e non stabilire. E’ proprio da qui che nascono le grosse difficoltˆ di individuazione e smascheramento alle quali tutti indistintamente, servizi di sicurezza italiani compresi, hanno dovuto andar incontro. Le realtˆ da scandagliare non si trovano in Lega Nord, ma bens“: Liga Veneta Lega Lombarda Lega Piemontese Lega Ligure Lega Trentina A.A.; Allo stato attuale delle cose chi gestisce i depositi sono ancora coloro i quali li hanno costituiti, avvalendosi sia a quel tempo, come oggi, della complicitˆ di forze dell’ordine locali d’estrazione non meridionale. Quanto alla Lega Nord, essa ha messo in atto l’accaparramento della simpatia prima, e della complicitˆ potenziale, poi, di ufficiali superiori dell’esercito appartenenti a divisioni alpine di fanteria, tutto questo in forza ed avvalendosi delle singole realtˆ regionali. Spiegato questo, penso che L.N. si aspetta in qualsiasi momento manovre atte ad interrompere sia il consolidarsi di queste complicitˆ che lo smascheramento dei depositi. Tuttavia le cose sono messe in modo che, quando questo dovesse accadere, alla stessa non potrˆ essere addebitata nessuna responsabilitˆ diretta. Qualsiasi addebito andrebbe alle leghe regionali, le quali arbitrariamente avrebbero costituito illegali depositi d’armi. A parer nostro la Liga Veneta per la costituzione di depositi di armi, adott˜ a suo tempo particolari criteri. Le informazioni che sono riuscito ad ottenere non sono complete, ma ritengo siano sufficienti per svolgere qualche considerazione. Parlo di Liga Veneta e non di Lega Lombarda o di altre leghe regionali. La ragione  semplicissima: Liga Veneta fu la prima ad essere costituita e quindi la prima ad approntare ‘depositi’. Questo successe molti anni prima che Brivio e Bossi fondassero Alleanza Lombarda, dalla quale poi, mediante scissione, nacque Lega Lombarda che partor“ a sua volta Lega Nord. Costituire depositi d’armi, a parole  sicuramente facile, ma poi nei fatti si debbono fare i conti con dif ficoltˆ d’ordine praticologistico e di spazio fisico che sono di prima grandezza
In un primo tempo i depositi potevano essere collo cati anche in superficie, data l’esiguitˆ degli stessi
Successivamente, la quantitˆ d’armi accumulata rese indispensabile un cambiamento di ubicazione
Il criterio principale seguito per questo fu la disloca zione sotterranea. Scavi e movimentazione di terra avrebbero immediatamente portato alla localizza zione, bisognava perci˜ utilizzare qualcosa di giˆ in essere
Cosa di meglio se non le carte del carsismo che furono usate anche nelle guerre mondiali: Prima Guerra Mondiale, debitamente attrezzate come depositi di armi e munizioni; Seconda Guerra Mondiale, per un impiego molto meno bellico: occultare i cadaveri degli uomini della resistenza. Le tristemente note ‘foibe’
Nella zona carsica vi sono migliaia di queste ‘carie’
Ricordiamo che nella zona del Timavo, caverne e grotte sotterranee si contano a centinaia
Per questo  necessario consultare carte topografiche militari specifiche del periodo 19151918. Queste dovrebbero riportare le segnalazioni relative ai depositi d’armi e munizioni di quei tempi. La consultazione delle stesse, non solo sarebbe di grandissimo aiuto, ma restringerebbe enormemente le ricerche in zona. Il pensiero di chi ha costituito questi nuovi depositi  stato questo: chi mai penserˆ che per i nostri scopi si possano riu tilizzare strutture attrezzate settant’anni orsono e che sono state soggette a bonifica? Tutto quanto sin qui esposto si riferisce alle zone car siche. Veniamo adesso alle triangolazioni che hanno permesso di identificare il sistema. Ponte nelle Alpi Bosco del Cansiglio Trichiana
Localitˆ in provincia di Belluno Montebelluna Asolo Bassano del Grappa
Localitˆ in provincia, di Treviso Tezze di Vazzola Sarano di Santa Lucia Venegazz
Localitˆ in provincia di Pordenone Non pervenute (incompletezza del dato sottolineato in apertura). Per quanto appena detto vedasi cartine allegate
Risulta immediatamente chiaro che il sistema di dislocazione dei depositi e le linee nei quali essi sono raccolti, si rifanno ad una vecchia tecnica militare caduta in disuso ovvero quella del triangolo armato o ‘cuneo’. Un altro fatto risulta chiarissimo. Dal momento che il Veneto non  tutta zona carsica, per i rimanenti depositi saranno state utilizzate aree di rifugio bellico come: casematte, rifugi antiaerei, piazzuole interrate di difesa antiaerea. A questo punto, se la nostra teoria  esatta e crediamo proprio che sia vicinissima alla realtˆ, sarˆ opportuno consultare le carte militari della Seconda Guerra Mondiale. Per il momento non siamo in possesso degli elementi e delle informazioni necessarie e sufficienti per consolidare e sviluppare la nostra tesi. Abbiamo giˆ visto le relazioni che tracciano gli scenari trascorsi e presenti di Lega Nord e relative leghe regionali con contenuti altamente attendibili. Elenco ora di seguito in ordine cronologico una serie di punti che permettono di sintetizzare i fatti con maggior chiarezza al fine di determinare la situazione reale: a suo tempo nasce Liga Venera. Questa per tre quarti  composta da facinorosi della peggior specie estromessi dalle pi disparate entitˆ estremistiche e terroristiche. Nel consolidamento della stessa si decide che vengano formati anche gruppi armati; da prima non si pone il problema dell’occultamento delle armi, ma successivamente s“. Da qui la ricerca di nascondigli idonei non in superficie. Vengono utilizzate le ‘carie carsiche’; sull’onda di Liga Veneta, nasce Alleanza Lombarda e successivamente Lega Lombarda. La stessa ottiene da personaggi svizzeri gli indirizzi necessari per impostare l’idea federalista; gli ex brigatisti si conoscono tutti tra loro e cos“, Magri Gisberto, architetto in Zanica (Bg) ed anche noto brigatista viene informato che Liga Veneta possiede depositi d’armi. Lo stesso parla con chi di dovere ed ottiene di demandare ad alcuni fidi la costituzione di analoghi depositi in quel di Bergamo e Varese. In questo caso la ricerca di luoghi ove nascondere tali realtˆ diventa pi ardua. Alla fine si decide per piccole grotte e caverne montane. Successivamente si passerˆ a vecchie casematte in prossimitˆ di ex aeroporti militari e aviosuperfici abilitate nel periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale; ben presto nascono altre leghe, quella piemontese, quella ligure ecc. Anche in questi casi non si tralascia di costituire depositi d’armi. I criteri per l’occultamento sono sempre i medesimi, con una variante per la Liguria, dal momento che la stessa possiede decine e decine di ex postazioni e di piazzuole interrate adibite a suo tempo alla difesa costiera e che ormai sono andate in disuso ed abbandonate a sŽ stesse subito dopo il termine del conflitto; a questo punto, quanto si era stabilito perchŽ dovesse esservi una struttura militare all’interno della linea cisalpina  divenuto una realtˆ. Questa realtˆ viene gestita da pochissimi adepti, i quali agiscono autonomamente per ogni singola lega regionale; i risultati ottenuti, dopo le varie elezioni svoltesi, fanno da catalizzatore alla nascita di Lega Nord, la quale, pur riunendo tutti i suffragi leghisti, non fa venir meno le autonomie regionali; chiaramente, nelle autonomie regionali sono comprese le realtˆ armate. Nella ristesura degli statuti si bada con molta attenzione a che queste realtˆ non abbiano mai a comparire in Lega Nord e, soprattutto, che le stesse non possano essere neppure collegate in un futuro pi o meno prossimo alla stessa Lega Nord. Nonostante ci˜,  parimenti allo studio un sistema per collegarle tra loro e per l’impiego delle stesse qualora vi fosse necessitˆ; all’indomani delle ultime elezioni politiche, le percentuali raggiunte sono tali da giustificare l’apertura di nuove sezioni. Si presenta l’occasione per attivare i collegamenti. Il sistema deve essere efficiente anche se scollegato da Lega Nord. Pertanto un’unica cellula, lˆ dove si rende necessario, sarˆ al corrente e, la stessa, pur frequentando la sezione, di fatto apparterrˆ alla lega regionale. In questo modo, per qualsiasi eventualitˆ, Lega Nord non si assumerˆ nessuna responsabilitˆ. Prima di passare ad altro, anche in questa sede ribadiamo due fatti importantissimi: Per la realizzazione di quanto sin qui esposto si sono resi complici uomini appartenenti alle forze dell’ordine. Le simpatie raccolte da L.N. negli ambi ti militari vanno lontano. Il piano leghista prevedeva, una volta raggiunti gli obiettivi entro la linea cisalpina, che si attuasse un’espansione graduale verso EmiliaRomagna e Toscana. Da fonti attendibilissime ci  dato sapere che questa fase  in stato avanzato di compimento. L’uomo scelto a suo tempo, e tuttora designato per questa operazione,  Alessandro Patelli, braccio destro di Bossi per ci˜ che riguarda l’attuazione del proselitismo. Lo stesso a suo tempo rifiut˜ infatti la candidatura alla Camera dei Deputati ed accett˜ di essere capo gruppo in Regione Lombardia unicamente per avere piena libertˆ d’azione in questo senso. Quando poi si avvide che le cose assumevano una piega favorevole declin˜ la carica in Regione dedicandosi a tempo pieno agli obiettivi organizzativi di rafforzamento e d’espansione. Risultato:  tutto pronto per l’apertura ufficiale di Lega Emilia, Lega Romagnola e Lega Toscana con relativa annessione a Lega Nord. Abbiamo ragione di credere che tutto questo si realizzerˆ subito dopo le votazioni che si terranno il 13 dicembre a Varese e Monza. E’ inoltre ormai una certezza il raggiungimento di percentuali nell’ordine del 42% per Lega Nord e di circa l’8% per Lega Alpina. Esiste un’altra certezza: il raggiungimento di simili risultati permetterebbe a Bossi di fare tutto ci˜ che  necessario fare per provocare la caduta della giunta milanese mandandola ad elezioni anticipate, consapevole che la nuova tornata di votazioni lo vedrebbe con una percentuale pari al 38%. I dati sin qui riportati sono stati ricavati dai tesseramenti avvenuti sino ad ora. A suo tempo ero stato informato della possibile esistenza di un gruppo di uomini, designati dalla Lega Nord, per effettuare servizi particolari del tipo: trasporto celere di documenti riservati, trasporto di danaro da una sede all’altra o da un istituto di credito ad un altro, scorta particolare ad esponenti maggioritari della Lega e no (a questo proposito vi avevamo parlato di accompagnamento durante i trasferimenti di A.D.P.). Oggi ho raccolto notizie pi specifiche ed anche pi attendibili. Le unitˆ che formano questo contingente sono 84+3, gli automezzi 28+2. Ogni sede provinciale mette a disposizione un automezzo e tre persone: Lombardia: Varese, Sondrio, Mantova, Lecco, Como, Brescia, Cremona, Bergamo, Milano. Liguria: La Spezia, Savona, Genova, Imperia. Piemonte: Novara, Vercelli, Biella, Verbania, Cuneo, Asti, Alessandria, Torino. Triveneto:Venezia, Udine, Trieste, Trento. Emilia: Calderara di Reno. Romagna: Forl“
Toscana: Firenze (localitˆ non meglio identificata)
Chiaramente esiste una rotazione e il concetto della stessa; un servizio ogni tante settimane quante sono le localitˆ che appartengono alla regione. EmiliaRomagnaToscana non ci  dato di sapere come siano organizzate essendo di recentissima apertura. Possiamo comunque affermare che Lega Nord dispone ogni giorno di 5+1 automobili e di 15+1 per sone per effettuare, qualora si rendesse necessario, tutti quei servizi elencati in apertura. Concludiamo asserendo, senza ombra di dubbio, che pi di una volta, unitˆ come queste, si sono affian cate alla scorta tradizionale durante i trasferimenti di A.D.P. sia che questi fossero nell’hinterland lom bardo sia che fossero effettuati per altre localitˆ come VeneziaFirenzeRoma ecc.”.

Sin qui il diario del “leghista pentito” che, come tutte le cose anonime, vale per quello che vale.