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Con una lunga intervista all’ex ambasciatore americano in Italia durante il periodo di Mani Pulite, il quotidiano la Stampa rompe vent’anni di oertà ed apre la campagna di verità sul “golpe” di Tangentopoli e offre informazioni preziose per un bilancio sui vent’anni della seconda repubblica, sulla viltà delli partiti di allora che si fecero “suicidare”, e sulla formazione delle relazioni di potere politico ed economico che hanno prtato l’Italia nella situazione di fragilità costituzionale, economica e sociale di oggi.

L’intervista è di Maurizio Molinari, inviato a New York per il giornale di Torino, e le dichiarazioni dell’ambasciatore sono di un mese prima della sua improvvisa morte avvenuta nelle scorse settimane.

Gran parte delle cose dette da Barthelemew sono contenute nel libro “La Ghigliottina Italiana” curato da Burnett e Mantovani pubblicato esclusimanete in lingua inglese e sempre rifiutato da editori italiani. A quel lavoro si dedicò con un contributo determinate Massimo Pini che ne sollecitò la stesura e che ne favorì la pubblicazione negli Usa.

Leggi l’intervista di Maurizio MolinariImage

Nella foto (Corsera): Antonio Di Pietro in una mensa della Caserma dei Carabinieri in occasione di una cena prenatalizia datata 15 dicembre 1992, è giunto il momento di fare il punto della situazione. La tesi di fondo dell’articolo di Felice Cavallaro è: Di Pietro è un uomo dei servizi segreti probabilmente americani (Cia) perché al suo tavolo oltre all’allora questore incensurato Bruno Contrada (che sarà arrestato 9 giorni dopo quella cena) era presente Rocco Mario Modiati un uomo della Kroll Secret Service, una sorta di costola investigativa della Cia

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