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La Cassazione finalmente ha potuto esprimersi sulla incostituzionalità della legge maggioritaria che viola non solo la rappresentanza popolare, ma che rende il voto diseguale con il premio di maggioranza e squilibra i quorum di garanzia per gli organi costituzionali. Sulla Critica Sociale Felice Besostri, promotore con l’avv. Bozzi del ricorso, racconta la travagliata vicenda e la censura meditica cui è stata oggetto per 5 anni (sebbene la stampa debba essere guardiana della pubblica opinione, purchè evidentemente, al di sotto della Cassazione…)

L’iniziativa del ricorso esaminato dll’Alta Corte è di 27 elettori in larga misura socialisti (Gruppo di Volpedo – Nuovo Avanti).

Tuttavia le reazioni politiche immediate sembrano voler rallentare il passo del ritorno alla normalità Costituzionale per una errata realpolitik delle “ragioni di stato”, un’eccepire per senso pratico che sa di arbitrario e che a nostro parere sottovaluta l’effetto positivo che il ripristino della legalità costituzionale e della sovranità popolare nelle sue procedure formali avrebbe proprio sulla fuoriuscita dallo stato di crisi. Questo, come da 20 anni solo pochi avveduti, tra cui Craxi, previdero, ha le radici nella perdita di forza politica dello Stato, staccatosi dalla sovranità popolare, e nel degrado della politica ( come bene scriveva Giuseppe DeRita nell’editoriale del Corriere di lunedì).
Alcune osservazioni critiche flash sorgono quindi spontanee:

1. I parlamentari “nominati” non devono cambiare la Costituzione e gli “esterni” non dovrebbero propore testi al governo che poi li trasmetterà al Parlamento, così subordinando la formazione della sovranità alla emergenza della politica economica. L’universale al contingente.
2. La ricostruzione dello Stato richiede politicamente il massimo coinvolgimento dell’ elettorato. Tutti i cittadini ( in particolare i giovani che non hanno concosciuto la partecipazione democratica alla politica nazionale in questi 2o anni) si devono sentire partecipi della Repubblica in cui vivono, altrimenti la disaffezione diverrà insubordinazione e insurrezione. Non è solo questione di austerity (che fa da detonatore) ma di mancanza di orizzonte, diremmo di crisi spirituale.
3. Serve urgentemente una Nuova Costituente eletta con suffragio proporzionale. Non è difficile: basta convocarla con procedura analoga al Decreto legislativo luogotenenziale del 10 marzo 1946, n.74 (rispettosa notazione per il sen. Quagliariello).
Il governo non deve proporre testi ma un ordine del giorno che convochi il popolo a nominare i propri rappresentanti per decidere della forma statuale esercitando cosi la sovranita che al popolo spetta. Questo è un diritto naturale dell’uomo (come ricorda la Cassazione) non dello Stato, tantomeno del governo.
“In populo omnia”, diceva Cicerone. Stiamo ai classici, che hanno esperienza. Le novità non hanno portato bene.
4. Procedendo al contrario, invece, si inverte il rapporto tra il processo di formazione della sovranità e la forma del potere a cui la sovranità deve adeguarsi anziché su esso decidere. Bara chi professoreggia mettendo in successione – innaturale e illogica – la legge elettorale alla forma del governo, dimenticando che le riforme elettorali fin qui inventate non solo hanno ignorato gli equilibri costituzionali esistenti – come non per caso sottolinea nella motivazione di rinvio alla Corte Costituzionale la Cassazione- ma persino ne hanno stravolto le funzioni.

E’ una forma mentis da regime di “assolutismo illuminato”, che concede, compassionevole.

Non è moralità di spirito repubblicano.

La tesi della subordinazione della legge elettorale alla forma di governo ricorda una “tesi” dei teorici (di questo ventennio) della cosiddetta Costituzione materiale, ovvero del primato senza lacci e laciuli dei “fatti compiuti” rispetto alle “procedure garantiste”: la costituzione materiale, e’ una costituzione virtuale, inesistente se non come prassi di violazione della costituzione reale. Quella vera è quella scritta.
Del resto neppure la Costituente, che definì la forma e i rapporti dei poteri, disse una parola sulla legge elettorale per lasciare alla congiuntura storica la scelta più adeguata, per lasciarla cioè al “senso comune”, al senso storico del popolo, alla sua ultima determinazione in materia di modalità di formazione della propria manifestazione di sovranità. Se la Costituente non creò un nesso tra forma di governo e legge elettorale, ora ci vuol mettere il becco un governo qualsiasi?
Quindi la legge elettorale non deve seguire alcunchè, ma ha un proprio principio autonomo e precedente: la forma dei poteri viene dopo la formazione della rappresentanza popolare nella sua più ampia estensione sovrana che in proprosito decide (il federalismo fa parte degli ordini del giorno)

Ora invece si segue la via stretta della stitichezza democratica.

C’ è un generale riflusso della sensibilità democratica anche tra i migliori, per abitudine circa la smemoratezza del principio di eguaglianza che riguarda la distribuzione della ricchezza morale del principio di libertà del quale diciamo ne costituisce la sua “ ragione sociale”. s.car.

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A Bersani non basta nemmeno la Legge Truffa

“SI LEVI IL MONITO CONTRO I RUBA SEGGI!”
(L’Unità, marzo 1953)

“VOGLIONO LEVARCI LA VITTORIA”
(Bersani, novembre 2012)

 La prima pagina dell’Unita del Marzo 1953

Pubblichiamo di seguito l’appello dell’Unità del 1953 per chiamare alla mobilitazione generale contro il premio di maggioranza previsto dalla cosiddetta Legge Truffa (De Gasperi-Scelba) che attribuiva seggi alla coalizione già forte del consenso della maggioranza assoluta degli elettori, il 50 per cento più uno. Al comunicato seguirono manifestazioni e un sciopero generale della Cgil.
Cosa sarebbe successo oggi – a parti rovesciate – se anziché il 40-42,5 per cento come quorum per il premio, si fosse riproposta la legge del ’53, che premia chi ha la maggioranza e non chi non ce l’ha? Una rivoluzione contro il principio della sovranità popolare?
Se la preoccupazione di Bersani è il problema della governabilità, questo lo risolse a suo tempo Benito Mussolini con la Legge Acerbo….

La riproponga: l’Avanti! si schierebbe con Pertini (firmatario dell’appello) di nuovo con l’Unità ed il Pci.

Comunicato congiunto PCI-PSI
(Unità, Marzo 1953)

L’assemblea nazionale degli eletti del popolo ha impegnato i consiglieri e gli amministratori comunali e provinciali, i membri delle Assemblee regionali e i deputati e senatori dell’opposizione a mantenere in questi giorni un costante contatto con gli elettori e a dare tutta l’opera loro per far conoscere largamente le deliberazioni del convegno.

E’ necessario che nelle apposite assemblee e in tutti i comizi e conferenze che si terranno in questi giorni, qualunque sia il motivo delle convocazioni, gli eletti del popolo illustrino l’azione dell’opposizione in Senato, denuncino i tentativi di sopraffazione della maggioranza governativa e chiamino i cittadini a levare la loro protesta contro la legge truffa. Tutti i cittadini italiani devono essere messi in grado di conoscere la gravità del tentativo governativo e sapere che il loro monito e la loro dichiarata volontà di condannare con il voto la truffa e gli illegalismi governativi, possono impedire che il governo riesca nell’intento che si prefigge con la legge elettorale Scelba.

Pago 30 compro 55.
Questa la democrazia del Porcellum
IL VERO E IL FALSO SULLA LEGGE ELETTORALE

di Felice Besostri

Una maggioranza trasversale di PdL, Lega Nord, UdC, FLI e Api ha fissato al 42,5% la soglia per aver diritto al premio di maggioranza del 12,5%. Scandalo!

Chiaramente questa maggioranza vuole impedire che la coalizione PD-SEL-PS ( nel frattempo allargata a pezzi della FdS) vinca , in carrozza , le prossime elezioni: Bersani l’ha capito subito e ha denunciato le manovre. Manovre, perché sono più d’una.

I terzi polisti devono rendersi indispensabili per il futuro governo.

L’ex maggioranza, invece, vuole impedire che si formi una maggioranza stabile e rientrare in gioco, forse in un governo di unità nazionale.

Ci sono poi i nostalgici anticipati di un Monti bis, sparsi un po’ dovunque. Perché prendersela con la spuria maggioranza e meno con il proponente dell’emendamento Rutelli, uno dei fondatori del PD?. Gli scrupoli del relatore Malan gli fanno onore, se sono confessione un po’ ipocrita e tardiva, di aver approvato il porcellum nel 2007 e nel 2009, ma d’accordo con PD e IdV, una scandalosa legge elettorale europea, con lo scopo dichiarato di impedire che rientrassero in gioco le forze politiche escluse nel 2008 dal Parlamento nazionale.

La Corte Costituzionale è invocata ad ogni piè sospinto: è lei che impone di fissare una soglia. Su questo tutti d’accordo.

Nessuno, però, che spieghi perché dopo che la Corte Costituzionale aveva lanciato il suo monito nel febbraio 2008( sentenze n. 15 e 16) nessuno abbia preso un’iniziativa, anzi sono stato lasciati soli quei cittadini elettori, che hanno cercato di dare concretezza all’avvertenza della Corte impugnando il decreto di convocazione dei comizi elettorali delle politiche 2008. Anzi nel 2009 all’unanimità le Giunte delle elezioni del Senato e della Camera respinsero il ricorso del signor Ragusa, che pretendeva si desse attuazione agli auspici della Corte Costituzionale.

Solo il Presidente Napolitano lanciava avvertimenti sulla necessità di cambiare la legge elettorale, ma intanto giudici amministrativi e ordinari se ne sbattevano e si rifiutavano di rimettere la legge alla Corte Costituzionale: non soltanto la politica, come fa comodo far credere: se la prendeva comoda, siamo appena in Cassazione.

E che dire del Governo dei tecnici che non modificava di una virgola la linea del Governo Berlusconi di difesa ad oltranza della costituzionalità del porcellum? Tanto si può sempre contare sul silenzio dei mezzi di comunicazione, ad eccezione, in quattro anni, del Riformista, di Mondo Operaio e della Critica Sociale. Non si può attaccare il Senato perché non trova un accordo unanime sulla soglia o la fissa troppo alta. Nessuno vuole, si spera, fissarla al 25% come fu nella fascistissima legge Acerbo o per eccesso, persino al 50%+1 della legge truffa di centrista memoria.

Ma se era una truffa il 50%+1, ogni percentuale inferiore cos’è?.

Maggiore coerenza. Se si vuol sapere subito dopo lo spoglio chi governerà un paese, l’abbiamo visto tutti in TV il 6 novembre scorso: si adotta una forma di governo presidenziale come gli USA. Ma in Italia è un tabù, specialmente a sinistra. Non basta neppure un semipresidenziale alla francese, perché Hollande una volta eletto, ha dovuto vincere persino le legislative, aspettando un secondo turno. Bersani non ne avrebbe la pazienza.

Non si può dare la maggioranza, pardon il coraggio, a che non ce l’ha: lo sapeva persino Don Abbondio. Eppure la soluzione è semplice, basta convincere la metà di quelli che hanno deciso di non votare (secondo i sondaggi correnti) sulla bontà della propria proposta politica e programmatica per uscire dalla crisi economica, politica e morale, nella quale ci dibattiamo.

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