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Bologna tappezzata di garofani rossi su manifesti affissi in tutta la città. La firma è del Partito democratico. E’ un primo miracolo della vittoria al primo turno di Francois Hollande, portatore di un programma alternativo alla linea che guida la politica economica europea a cui il medesimo PD dà sostegno in Italia. Non saranno pochi, immaginiamo, i maldipancia tra i militanti bolognesi. Ma i miracoli, si sa, superano le leggi della scienza medica. Ma anche di quella della finanza a cui la democrazia è stata sottomessa. E’ un miracolo socialista, una pentecoste su chi ha dato del “trasformista” a Tremonti? Vedremo. In ogni caso il tappo sta per saltare.

Perchè Bersani non riprende l’iniziativa dell’Unione del Pd bolognese e la esporta in tutta Italia? Forse il “socialismo” deve rimanere chiuso nel perimetro emiliano per paura della Bindi. Lo esportasse allora nella vicina Toscana, per rispetto almento dell’alleato Nencini.

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Paese deve essere informato. E’ il momento della verità sulla rottura nel Governo”. Nell’ appello rivolto lo scorso novembre con una lettera aperta sul Riformista e sulla Critica Sociale, Rino Formica e Emanuele Macaluso chiedevano al ministro Tremonti di rendere manifesti i motivi del dissidio nell’esecutivo che di li a poco ne determinano la crisi, cui segue la nascita del governo “tecnico” di Mario Monti.

Sia dall’ analisi del libro “Uscita di Sicurezza”, sia da ripetute dichiarazioni rese dall’ex ministro nei dibatti e nelle interviste dei mesi successivi, le ragioni di quel dissidio e della crisi sono state continuamente chiarite: la pretesa “frustata” per la crescita a discapito del Bilancio, per finire – al contrario – a “scrivere i compiti” per i mercati dopo la celebre lettera della BCE, in posizione di subordinazione al “direttorio” franco-tedesco e alla politica monetarista e recessiva della Merkel.

Ora l’auspicio di un “vento nuovo” che se confermato nel ballottaggio presidenziale a favore del socialista Hollande, si spera porti ad un riequilibrio dei rapporti tra democrazia e finanza in Europa, oggi a svantaggio della prima e a solo vantaggio della speculazione.

Ma a differenza di quando si mossero Casini, Fini e persino Cesa, a sinistra stavolta non si plaude, anzi. La posizione “socialista” di Tremonti incontra diffidenza e imbarazzi. C’è qualcosa di profondo: di socialismo non si vuol neppure sentire parlare. Non si tratta del timore di un nuovo soggetto ancora “in mente Dei”, ma della paura che un’idea che vive ancora nella pancia del Paese, possa fuoriuscire all’improvviso alla luce del sole se le si toglie il tappo.

“La probabile vittoria di Hollande nel ballottaggio del 6 maggio – dice Rino Formica – ci potrebbe dire due cose: il socialismo in Europa non è un “cane morto”; il socialismo puòguidare l’Europa dei popoli che si oppongono alla dittatura del mercato eall’eutanasia sociale.
In Italia il PD non può fregiarsi della vittoria socialista, perchè è nato con forza antisocialista, post-comunista e giustizialista.
Inoltre il PD non può sposare la iniziativa di Hollande nel rinegoziare il “fiscal-contract” perchè ha assunto il ruolo di guardia di ferro di Monti-Draghi-Merkel.
Il Pdl non può gioire della vittoria socialista, ma può godere della riscossa europeista di Hollande.
Dopo venti anni di declino politico e sociale la distruzione dei socialisti sta producendo gli ultimi miracoli italiani: una destra più sociale della sinistra, ed una sinistra più antisocialista della destra”.

(da Avanti! a cura di Critica Sociale)

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