Posts contrassegnato dai tag ‘Governo Monti’

Per Margherita Boniver, deputato del Pdl e Presidente del Comitato Schengen, “urge un’inversione di rotta di stampo neokeynesiana. Il sostegno al Governo tecnico è stato ed è una scelta consapevole, ma il programma dei moderati deve perseguire l’interesse nazionale”. Ha perfettamente ragione. Ci sono due asset a nostra disposizione che nessuno spiega perché non si usino. 1 – Il nostro risparmio e la ricchezza ancora presente in Italia possono permettere di convertire le tasse sul debito in nuovo risparmio e meno morsa fiscale 2 – Possiamo ricomprare tutto quello che supera, ad esempio, i 200/250 punti di spread senza nuova richieste di prestiti ai mercati internazionali. Gli speculari sparirebbero dai nostri paraggi, perché svalutandoci non avrebbero fatto un buon affare con i nostri titoli nelle loro mani. Il sistema della “crisi-assedio al’Italia” ha bisogno che il valore del titolo italiano regga a spese dell’economia sociale del paese per obbligare a contrarre nuovi prestiti. In questo modo risparmi e aziende poco alla volta passano di mano, dagli italiani a mani straniere. Adottare misure anticicliche rispetto alla struttura della crisi è il cambio di passo che il governo dovrebbe compiere per la salvaguardia urgente dell’interesse nazionale. La crisi attuale non è altro che una crisi d’assedio con cui si toglie l’acqua e i viveri a chi si vuole sconfiggere. Questa e la situazione che va risolta. Perché non lo fa? Se questa inversione di rotta non si opera è perché il sistema di potere (in senso molto ampio) si è strutturato in modo squilibrato a favore di chi anche in Italia ha interessi divergenti all’interesse nazionale. Non comprenderlo è come esserne complici, e a poco vale il tono sommesso se non ad ipnotizzare, a far addormentare il paziente. Sotto questo profilo – voltando per un secondo lo sguardo- la cronaca scandalistica del ceto socio-politico della seconda repubblica è quella dei giochi al Colosseo: mentre il popolo gode del sangue versato, nelle case, non sorvegliate, sparisce l’argenteria di famiglia. Lo diciamo noi, figli della famigerata prima repubblica, al cui confronto la seconda è una greppia: i servi sono inutili, anzi servono che siano in pasto alle belve per distrarre con lo spettacolo dalla rapina vera, quella dai “toni sommessi”; e per perfezionare il tutto inoculando il siero di una sfiducia definitiva verso le istituzioni e la democrazia, così da avere campo libero sui conti correnti. In sostanza accade che la speculazione e la “Piccola Europa” dell’ex marco tedesco (oggi euro) sono da oltre un anno orientati verso l’Italia, perché in Italia ci sono più soldi veri che fuffa di prodotti finanziari derivati. E i sistemi bancari intossicati hanno necessità di soldi veri italiani per liberarsi della falsa moneta speculativa di cui sono pieni i loro forzieri. Se lo spread dovesse salire per una eventuale crisi di governo, come molti prevedono – quasi fosse una cosa automatica, inevitabile come una nevicata – ciò significherebbe una sola cosa: che il nesso tra speculazione e limitazione di sovranità diverrebbe di lampante evidenza. Tutti capirebbero, finalmente, che siamo davanti ad una crisi economica di natura politica, sia estera che interna, un ricatto anti-italiano con un uso politico del debito sovrano nazionale per impoverirci. Per un cambio del passo, serve partire tuttavia dalle basi materiali della forza del governo Monti: queste non stanno nell’aulico prestigio all’estero, ma nell’esigenza più concreta dei “nominati” al Parlamento – in ferie dal novembre scorso – di arrivare a fine carriera per la pensione. Esclusivamente per questo una salutare crisi di governo è un’ipotesi improbabile. A meno di un sussulto “etico-patriottico” della maggioranza dei deputati e dei senatori, prudentemente accompagnato – qui è il punto tattico della leva politica – dalla consapevolezza che alla pensione ci arriveranno lo stesso – non temano – con un governo di fine legislatura che cambi il passo alla politica italiana senza andare alle elezioni, ma che metta in sicurezza i rapporti con l’europa. Questo lo scambio che proponiamo tra rappresentanti e rappresentati: la pensione, ma cambiate governo. Serve un governo che metta in sicurezza l’Italia in Europa, ovvero: – che che metta i risparmi al riparo riacquistando il debito estero e pagandolo meglio agli italiani che ai mercati internazionali con lo sconto fiscale che lascia liquidità in cassa, – che interrompa il dissanguamento di futuro per i giovani cancellato dal chiedere nuovi prestiti per pagare i debiti e cancellato dalla inevitabile recessione interna, – che possa finalmente scoprire che se si toglie il cappio dal collo si può ridurre la pressione fiscale, riaprire il credito, creare i presupposti per uscire dalla recessione. E sconfiggere così il pericolo principale per la libertà politica del Paese: l’astensione della maggioranza degli elettori che sarebbe non anti-politica, ma molto peggio: disprezzo per la democrazia e resa senza condizioni alla vittoria di chi ha ben manovrato l’intreccio tra finanza e poteri politici stranieri.

Annunci