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Da un’intervista a Linkiesta

“Il popolo va istruito, deve andare a scuola. Non va lasciato ignorante. Altrimenti la democrazia rimane limitata al solo rito elettorale, che risulta sempre più scarno, vuoto. Il controllo democratico deve essere esercitato tutti i giorni, e da tutti”.

“Spesso capita che le istituzioni, nella storia, siano entrate in crisi. E Napolitano, che è nelle istituzioni – con tutta la sua cultura, le sue visioni, la sua storia – cerchi o meno un modo per salvarle. E io penso che lo cerchi. Ma le istituzioni entrano in crisi quando hanno perso l’animo popolare.

Cioè?
Quando il popolo non le sente più come valori, come organismi sacri. E questo è normale, quando la desacralizzazione degli ultimi vent’anni ha toccato tutto, perfino la Chiesa. Si figuri allora le istituzioni della Repubblica.

E di chi è la colpa di questa desacralizzazione?
La colpa? Della sbornia della fine degli anni ’80 e dell’inizio degli anni ’90. Ognuno, prima di dire se quello è o non è di destra o di sinistra, si faccia un esame di coscienza, e si chieda: dov’ero io, cosa facevo, tra il ’90 e il ’94? Le cose che dicevo, si sono rivelate giuste o sbagliate?

Ma perché?
Solo un esame di coscienza può restituire l’istituzione al popolo (senza, si aprono le strade a movimenti plebeo-insurrezionalisti, o aristocratico-dittatoriali). E soprattutto, si rende, una volta per tutte, questo dibattito trasparente, e non si parla più di destra e sinistra in modo ozioso. Perché vede, il punto è qui: adesso sembra che nessuno, in quegli anni, stesse con Di Pietro. Ma Di Pietro, stando a come si stava allora, oggi dovrebbe essere il capo assoluto di tutto, oppure del tutto espulso dal sistema politico.

Direi che è a metà.
Sì, sta a metà, ma perché stanno a metà tutti, vede? Questo è il problema. Uno dei tanti mali dell’arci-italiano: confida nel fatto che tutti dimenticano. E la mancanza di memoria provoca questi dibattiti surreali, tra destra e sinistra, tra Scalfari, De Benedetti, Zagrebelsky ed Ezio Mauro, quando il problema è un altro. E ci si confonde. Ma non solo.

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