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“Gli anni in Russia, romantici e tumultuosi, sono anche il primo terreno di coltura di varie esperienza politiche, le quali, in uno sviluppo successivo, confluirono in quel tipo di “socialismo all’italiana” che, a differenza di tutti gli altri, si porterà dietro fino alla fine alcune sue “specificità”. Le radici di tali “specificità” partono dalle lontane vicissitudini di una ragazza Russa, nata in Crimea”.

Con questo numero speciale della Critica Sociale online intendiamo ricordare l’anniversario della nascita di Anna Kuliscioff (9 gennaio 1854 a Sebastopoli, in Crimea, 160 anni fa appunto) in modo differente dal solito, perché intendiamo legare la commemorazione della figura alla formazione spirituale della madre del socialismo italiano nelle sue radici russe e precisamente della Crimea, oggi contesa in una vertenza internazionale ingiustificata da parte degli Usa e dell’Europa alla Russia di cui è sempre stata parte.

Questo linkage non intende essere una forzatura, ma ha la profondità di ristabilire che soprattutto in questi anni di crisi nel Vecchio Continente, le radici storiche e culturali non possono non essere rispettate se non a costo di mentire. Che queste radici sono profondissime, che sono il nutrimento stesso della civiltà dei popoli europei, e che sono l’unica linea conduttrice verso la costruzione di una effettiva unità politica che non sia un bureau di funzionari e finanzieri. Infine anche per ribadire che se la Russia non entra nel Continente, è tuttavia, proprio attraverso la Crimea, ( e a nord con S.Pietroburgo) legata a doppio filo all’Europa, alla sua storia, cultura e religiosità da secoli.

Odessa è più vicina ad Atene che a Mosca. E’ parte della Russia da sempre ed è una finestra sull’occidente europeo e sul Mediterraneo.
Venne annessa all’Ucraina nel 1953 da Kruschev, già segretario del PC ucraino per rafforzare la sua enclave nel Partito sovietico. Tre anni dopo invase l’Ungheria. Dieci anni dopo mise i missili a Cuba contro gli Usa. Questa è l’origine “ucraina” della Crimea.
Vi fu una vera e propria deportazione di nazionalità, cambiando colore alla carta geografica. E’ dunque incomprensibile come sia ora l’Occidente a opporsi al ristabilimento di una continuità di storia, cultura e popolazione nella loro autonomia e determinazione.

L’Italia dovrebbe ripensare al proprio irredentismo e alle medesime ragioni che i russi di Crimea hanno rivendicato esattamente come prima i trentini e i triestini e poi, inutilmente, gli istriani.
E così dissociarsi per la propria tradizione democratica e risorgimentale, alla base della nostra unità nazionale, alle sanzioni contro il ritorno in Patria dei Russi di Crimea. La libertà è l’insegnamento che ci ha trasmesso la russa di Crimea Anna Kuliscioff che mai per i socialisti italiani è stata considerata dopo l’annessione sovietica a Kiev, per un solo minuto una donna e una leader Ucraina.

Negli articoli che seguono si approfondisce, (come scrive Paolo Pillitteri nel suo libro “Anna Kuliscioff – Una biografia politica” – Marsilio 1986, e come riportiamo all’inizio di questa presentazione) l’intreccio necessario tra la personalità e le condizioni dell’ambiente internazionale, di incrocio tra Europa e oriente, nella finestra russa verso Parigi e Atene, in cui la Kuliscioff si è formata e in cui ha costruito le linee costanti di moralità e valori appresi nella sua gioventù, come tanti altri russi della sua generazione, artisti e anarchici. http://www.criticasociale.net/index.php?&lng=ita&function=newsletter&rid=0000332

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Obama: “Mosca si è isolata dal mondo”. Ma le sanzioni a Mosca non fanno paura Borse euforiche, Milano la migliore:
Fa un balzo piazza Affari, migliore della giornata in Europa dove i listini sono tutti in rialzo: l’indice Ftse Mib ha chiuso in crescita del 2,52% e l’All Share +2,37%. Secondo gli operatori gli indici sono rimbalzati perché dopo una settimana di forte calo a seguito della crisi ucraina si è verificato che alla Russia non è stata imposta alcuna sanzione significativa.

Fra i titoli più brillanti, Rcs +7,50%, A2A +7,08% e Telecom +3,91%.In regresso solo Pirelli (-2,24%) nel giorno in cui è stato annunciato l’arrivo dei soci russi di Rosneft.

Lo spread chiude in calo a 181 punti base, col tasso sul titolo a 10 anni al 3,37%.

Acquisti copiosi sugli energetici, con Enel +3,7%, Eni +1,34% e Saipem +1,24%, mentre A2A ha piazzato addirittura un +7,08% dopo che il cda venerdì scorso ha diffuso i conti 2013 e ha rivisto al rialzo la cedola di quest’anno. A giustificare il boom di Telecom (+3,91%) è lo shopping di Vodafone in Spagna che riaccende le aspettative del risiko nel settore.

Per quanto riguarda gli altri industriali a maggior capitalizzazione, Fiat +3,21% e Finmeccanica +6,26% in vista della presentazione del nuovo piano industriale (il 19 marzo). Ben intonati anche i finanziari (Unicredit +5,52%, Mediobanca 1,59%, Generali +1,38%, Intesa Sanpaolo +0,84%) e il lusso con Tod’s +2,14% e Luxottica +1,59%. In controtendenza la sola Ferragamo che si è tenuta sui valori della vigilia a 21,01 euro.

CRIMEA, ARRIVANO LE SANZIONI

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Dopo meno di 24 ore dal referendum che ha sancito la secessione della penisola da Kiev, Usa e Ue fanno scattare le prime sanzioni nei confronti di Mosca. Nel mirino finiscono i «fedelissimi» di Putin, militari e politici (russi e ucraini) che avrebbero lavorato per riportare la Crimea sotto il controllo russo.

Le liste Gli elenchi stilati da Usa e Ue sono diversi. Undici i nomi compresi nell’elenco americano, 21 in quello europeo (vedi elenco)
Le sanzioni Barack Obama ha spiegato che «contro Mosca è calato l’isolamento internazionale», che «nessuno riconosce il referendum in Crimea» e che le sanzioni decise sono «le più ampie e complete misure applicate contro la Russia, dopo la fine della Guerra Fredda». In realtà Usa e Ue per ora si sono limitati a congelare i beni e a bloccare i visti. Non solo, ma le misure non colpiscono né politici di spicco, né grandi oligarchi.

Qui Putin Per tutta il risposta il presidente russo ha firmato il decreto che riconosce la Crimea come Stato indipendente (Bbc). Ma, secondo il presidente di turno dell’Osce, lo svizzero Didier Burkhalter, avrebbe anche dato un via libera di massima per una missione di osservatori dell’Organizzazione nella penisola. Un segnale che sembrerebbe lasciare aperta una soluzione diplomatica della crisi.

Minacce Gli Usa fanno sapere che presto potrebbero arrivare altre sanzioni, la Francia starebbe valutando l’annullamento della fornitura alla Marina russa delle portaelicotteri di classe “Mistral”. Anche il Giappone annuncia un pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Business is business E mentre i governi occidentali provano a fermare l’avanzata di Putin, gli affari proseguono. I russi di Rosneft hanno investito 500 milioni per il controllo del 13% di Pirelli (Repubblica), mentre la tedesca RWE ha chiuso un accordo per cedere la sua controllata DEA (attiva nel settore degli idrocarburi) al magnate russo Mikhail Fridman (Reuters).

Appunti: Sull’Ucraina la Ue si spaccherà. Schulz e il socialismo nazionalista. Dopo il direttorio franco tedesco, il consolato germanico ( Commissione + Berlino) sull’Europa (o meglio, sull’Eurozona, il resto se ne va)

1. Articolo interessante dal titolo, Ucraina: la nebbia della propaganda della NYRBooks 

2. Il Labour rifiuta la designazione di schulz alla Commissione europea decisa dal congresso del PSE di roma (evernote rassegne):
“The Labour party will on Saturday set itself definitively against the federalist vision of Europe when it refuses to endorse the European parliament president Martin Schulz as the Socialists’ candidate to be the next European commission president.

In a clear signal to its European partners on the left that there are limits to Labour’s support for the EU, the party will say that the German’s “political priorities” clash with its vision for Europe.

Ed Miliband and the shadow foreign secretary, Douglas Alexander, have decided to speak out against Schulz on the eve of his formal designation at a Party of European Socialists (PES) conference in Rome as the left’s candidate for EC president” (dal Guardian)

3. Ucraina: la tesi più verosimile ( ma bisogna conoscere meglio il testo dell accordo di adesione per l’integrazione europea) è che la crisi sia una crisi di “confini tra germania ed est. Le trattative vennero interrotte dopo la riduzione del budget 2014 del 9,4 per cento. L’ucraina chiedeva un negoziato trilaterale con UE e Russia a cui Ue si è opposta.

L’interruzione delle trattative precede la decisione di accettare il finanziamento russo e il più basso costo del gas per Kiev. Alla trattativa interrotta è seguita immediatamente la rivolta per la caduta del governo e le elezioni del nuovo parlamento (negli Usa hanno parlato tranquillamente di colpo di stato). La proposta europea prevedeva una transizione di 10 anni perché l’ucraina potesse adeguarci agli standar finanziari dell’Eurozona: nel frattempo un patto commerciale privilegiato tra Ue e Ucraina avrebbe per lo stesso periodo garantito condizioni di maggior vantaggio per le esportazioni europee. In pratica, con la riduzione del budget, l’interruzione delle trattative e la condizione del monopolio dell’export, la Ue (germania con francia in posizione ancillare) ha voluto prendersi l’Ucraina gratis.

Oggi per l’Ucraina è difficile competere sia con la Russia che con l’Ue. Attualmente è necessario che Kiev sviluppi una collaborazione commerciale-economica con entrambe le parti. L’iniziativa del governo ucraino di attuare delle trattative di tipo trilaterale è stata proprio pensata per smussare i contrasti esistenti. I rappresentanti dell’Ue, però, si dicono sempre contrari all’ingerenza della Russia nelle trattative tra Ucraina e Ue. L’Unione, a queste condizioni, non intende considerare la questione delle compensazioni finanziarie per l’Ucraina in caso di sottoscrizione dell’accordo.
Sempre più esperti ucraini ritengono che per l’Ue sia più importante distruggere i legami tra Russia e Ucraina piuttosto che avvicinare l’Ucraina all’Unione. Sembra che negli ambienti politici e nelle istituzioni Ue siano ancora forti gli stereotipi negativi sulla Russia e sulla sua grandissima influenza sull’Ucraina.
Le probabilità di un’assistenza finanziaria da parte dell’Ue all’Ucraina sono basse
I Paesi Ue ritengono per il momento impossibile l’allargamento dell’Unione. Nel budget comunitario per il 2014 non sono previste spese in tal senso. Per la prima volta nella storia dell’Ue, inoltre, il budget è stato diminuito del 9,4% da un anno all’altro. E’ dunque verosimile che i Paesi leader dell’Ue si comportino con circospezione rispetto all’integrazione dell’Ucraina nella Comunità europea anche per questo. L’Ue non ha alcuna fretta nel portare avanti le trattative con l’Ucraina quando si parla di questioni finanziarie. L’Ue ha concesso all’Ucraina dieci anni per il raggiungimento degli standard economici europei. Durante tale periodo, l’Ue avrà la priorità nell’esportazione dei propri prodotti e servizi in Ucraina.

L’espansionismo commerciale tedesco che si basa sulla centralizzazione del controllo finanziario da parte della burocrazia europea dei bilanci sovrani, al fine di indebolire le economie nazionali per renderle dipendenti politicamente e commercialmente, se tocca la questione dei “confini ad est” porta ad un passo dalla guerra.

E’ verosimile che in Europa nessuno abbia previsto che Mosca non può consentire che un’intero paese al suo confine passi armi (flotta e nucleare) e bagagli all’occidente? Con l’ucraina, infatti Mosca perderebbe in un colpo solo la flotta sul mar nero, ovvero il controllo dei gasdotti asiatici e caucasici. Nessuno a Bruxelles ci ha pensato? Se ci hanno pensato, allora la “rivolta democratica” va riesaminata da cima a fondo, raddrizzando gli occhiali con cui la propaganda la guarda e la fa guardare in occidente.

Ultimo punto:  l’iniziativa inglese di proporre la riunione del consiglio di sicurezza sembra indicare una tendenza della gran bretagna ad un ruolo di mediazione per contenere l’esuberanza tedesca. Infine, il silenzio della Merkel urla che chi lancia il sasso ora nasconde la mano dietro agli americani, che farebbero bene a ripristinare lo status quo ante, riconoscendo: 1. la non integrabilità della Ucraina alla Ue, 2. l’autonomia della Crimea nel quadro dell’unità nazionale Ucraina, e particolarmente l’inviolabilità delle basi militari russe nella penisola, una sorta di status speciale extraterritoriale come per la Nato nei paesi che ne ospitano le basi.

4. Pubblico un Testo di Antonio dB

Prima la crisi bancaria di Cipro di un anno fa –below a clear article by Roberto Savio, IPS,–, in cui si e’ assistito all’esproprio dei conti correnti al di sopra dei 100mila euro – soprattutto di investitori russi– il modo come essa e’ stata condotta, con diffusione ad arte di notizie su provenienze illecite dei capitali, conclusasi con l’invio da Mosca di navi russe nell’isola;
Ora la conduzione della crisi in Ukraina da parte della UE con l’inflizione di sanzioni al governo Ukraino in seguito alle quali subito e’ seguito il pilotato colpo di mano al governo Ukraino del 23 Feb ultimo scorso, con la sostituzione di Viktor Yanukovych, presidente eletto, riparato in Russia, che ha scatenato la reazione di Putin.
Forse l’Europa, il parlamento Europeo, la Commissione, la BCE –e tutto quanto rappresenti la burocrazia e il potere, non eletto dai popoli, che vi si nasconde dietro- stanno davvero giocando col fuoco .
Infatti la Crimea, appartenente intimamente alla tradizione, alla cultura e alla storia russa fu nel 1954, data in “dono” alla Ucraina dal leader sovietico Nikita Khrushchev. E mi sembra giusto che il governo russo e Putin agiscano per proteggere i propri cittadini.
Ma probabilmente, anche Putin ha intercettato la politica neo-espansionistica e dominatrice della Germania in Europa e nel mondo. La volonta’ di sganciarsi dalla rete internet e dal sistema satellitare e soprattutto la mira di soppiantare il dollaro con l’Euro, rivelano completa la sfrenata ambizione della Germania, da attuare con ogni mezzo e “a tutti i costi”.
Ed infatti per quali motivi essa ha imposto sacrifici, lacrime e sangue sulla pelle dei popoli europei (e sui nostri giovani che gridano vendetta)?
Ed ora assistiamo alla tentazione della Merkel di ampliare mercati dove esportare e serbatoi di manodopera da sfruttare, riconquistando i territori che si affacciano sul Mar Nero, e cosi’ ricreare il Reichskommissariat Ukraino

http://en.wikipedia.org/wiki/Reichskommissariat_Ukraine…. (vedere anche la mappa ingrandita)…..Putin permettendo.

Spero davvero che il Presidente Obama intenda!

Antonio dB