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Il centrosinistra ha ottenuto 120 seggi con il voto popolare e oltre 200 seggi con il premio di maggioranza. Lo stesso sarebbe accaduto in caso di vittoria del centro destra.
Il paradosso che evidenzia l incostituzionalità della legge elettorale e’ manifesto quando i seggi assegnati dal ministero degli interni, attraverso la loro sottrazione al voto popolare, sono piu di quelli assegnati dal voto popolare. o questa legge viene abolita o il parlamento tanto vale giocarselo ai dadi.

Ecco spiegata la vittoria di grillo.

Ma soprattutto ecco spiegata l origine della debolezza politica dell Italia in Europa che e’ alla radice della sottomissione finanziaria e commerciale verso l’ area germanica dell’ euro-marco.

Che spiega la resurrezione di Berlusconi, grazie non alle promesse, ma alla sua opposizione ( seppur tardiva).

Senza la manipolazione del maggioritario, oggi i numeri di una alleanza tra PD e pdl sarebbero quelli di un qualsiasi centro sinistra classico nella prima repubblica. Un alleanza tra cattolici laico-socialisti.

Quindi un governo si potrebbe fare, a sanzione del fallimento bipolare della seconda repubblica.

A tre condizioni per un vero giro di boa:

1- che il programma comune sia basato primato dell interesse nazionale in alternativa all austerità tedesca, riconoscendone la matrice “egemonica” da respingere.
2- che su questa base di autonomia si ristabilisca un criterio di parità tra tutti i membri dell’ unione ( non sfugge a chi è attento che ormai, anche nei dibattiti televisivi e sulla stampa, il giudizio “internazionale” atteso sia solo quello di Berlino e non dell Unione europea, il cui vero presidente e’ il cancelliere tedesco, unico console del fu Direttorio franco-tedesco).
3 la riforma elettorale anti maggioritaria ( proporzionale o uninominale e’ ormai secondario).

Nb: naturalmente tutto questo avrebbe più forza se il PD si decidesse ad aderire alla famiglia socialista in modo che il sistema politico italiano possa essere coerente col sistema politico europeo.

Finché così non sarà, inevitabilmente la politica italiana sarà facilmente preda di divisioni indotte dall esterno e a simmetriche tentazioni servili fino all’ umiliazione, come l ultima: quella di un segretario di partito della sinistra che fa il bacio della pantofola pre-elettorale al ministro democristiano delle finanze tedesche anziché andare negli uffici dei socialisti europei.

NB. Peraltro con sua sfortuna, visto che ogni intromissione della Merkel nelle campagne elettorali altrui ha portato disgrazia ai candidati sostenuti. In Italia in un colpo solo ne ha fatti fuori ben due.

Inviato da iPad

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Se vogliamo fare un bilancio della Prima e della Seconda Repubblica, ci aiutano i numeri. I quasi 50 anni della Prima Repubblica hanno fatto 830 miliardi di euro di debiti, che però erano patrimonializzati, e l’Italia aveva le banche e l’Iri. La Seconda Repubblica ha fatto 1.170 miliardi di debiti in 20 anni. Il teatrino della politica dove stava? Dal Dopoguerra a Tangentopoli gli italiani hanno potuto comprarsi le case e fare dei risparmi, mentre oggi stiamo assistendo a un impoverimento generale del Paese. Io che sono un rottame da Prima Repubblica pretendo che la Seconda ci restituisca l’onore.

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foto Seconda repubblica e doppia moralità
LE MONETINE A CRAXI
IL MALLOPPO PER SE’

“La mia moralità è comprovata dal fatto che ho tirato le monetine a Craxi”.Se politicamente la seconda repubblica spira il girono in cui i partiti se la squagliano di fronte agli spread e ai diktat dell’ ex direttorio franco tedesco, rifiutandosi di entrare nel governo Monti, quanto pronunciato dal capogruppo del PdL, Fiorito, è l’epitaffio che rende epica la fine di un ciclo.Siamo di fronte a un cerchio perfetto. C’è da restare a bocca aperta davanti a tanta perfezione estetica con cui la storia ha voluto manifestarsi con tale schiettezza.Non si tratta di eterno ritorno, ma di una ellisse all’ingiù. Si torna al punto di partenza, è vero, ma ad un livello più basso, nel sotterraneo.Il bipolarismo aveva promesso il “nuovo” da entrambi gli schieramenti.

Polo A

1 – Sono state tolte le preferenze per eliminare il voto di scambio e al suo posto, attraverso le nomine dall’alto, si è creata una classe di rantieres, di parassiti, che rispondono a chi li coopta e non a chi non li può nemmeno votare. In sostanza per debellare la corruzione è stata abolita la rappresentanza elettorale.
2 – Per la violazione della legge sul finanziamento ai partiti Mani Pulite ha liquidato le forze democratiche della Repubblica “nata dalla Resistenza”. La scena è stata presa da ex fascisti ed ex comunisti che hanno provveduto a sostituire il finanziamento ai partiti coi rimborsi elettorali. Questi, a loro volta, si sommano ai finanziamenti ai gruppi parlamentari oltre che agli stipendi di gente mai eletta da alcuno e in ferie dal novembre scorso, governo Monti. Per estirpare le bustarelle, oggi la legge permette che si mettano direttamente le mani in tasca ai cittadini privati di vero voto.
3 – E’ stata smantellata con le privatizzazioni l’industria pubblica – metà del Pil nazionale – ma il debito pubblico è aumentato, mentre i servizi sono stati tagliati.

Polo B

1 – Riforma della giustizia: la popolazione carceraria è aumentata, i tempi dei processi sono allungati, l’ordine giudiziario è diventato a tutti gli effetti un potere extra-costituzionale come la vicenda della questione di competenza sollevata dal Presidnete della Repubblica dimostra.
2 – Il federalismo fiscale è scomparso nel nulla.
3 – Dal milione di posti di lavoro siamo al 30 per cento di disoccupazione giovanile.

Bilancio di A+B:

La casta ha sostituito i partiti e la rendita pubblica ha sostituito la tangente.
La politica senza la rappresentanza popolare ha ceduto il passo alla finanza.
L’Italia ha pagato il costo della crisi di altri paesi con un debito estero superiore al nostro.
Senza partiti unitari con una vita democratica, si è affermato il notabilato locale.

Conclusione.

Craxi dichiarò alla Camera e in Tribunale che il finanziamento irregolare ed illecito ai partiti era vigente e noto da quando egli portava i pantaloni alla zuava.
Già Luigi Sturzo negli anni ’50, presentando un disegno di legge per abolire il finanziamento pubblico, denunciava il cattivo costume delle irregolarità e degli illeciti.

Nessuno fece intendere, nè allora nè in seguito, di esserne mai stato al corrente.

Sono passati altri decenni, ma quando si parla di soldi anche la Polverini non ne sa nulla come tutti.
Dice infatti che “l’immoralità era prima di lei”. 
Tirando le somme, Fiorito dice che la sua moralità è provata dall’aver lanciato le monetine a Craxi. La moralità della Polverini la autorizza a “potere non sapere” che la moralità del secondo lo autorizza a saccheggiare. Visti i numeri, Tangentopoli era una merenda.
Sotto questo profilo, quindi, non è ingiustificato riflettere sul fatto che chi era un bambino negli anni ’90, oggi avendo – più o meno – tra i 25 e 30 anni e terminato da un pezzo le scuole, sia nell’età per chiedere conto ai genitori “rivoluzionari” di allora: “Cosa avete combinato in questi venti anni?”. 
Risposta: “Abbiamo tirato le monetine a Craxi”.
Ecco perchè è geniale l’epitaffio del signor Fiorito sulla tomba della seconda repubblica.

Esso apre infatti la possibilità logica di immaginare l’Italia come Itaca e il ritorno di Ulisse nella prospettiva di scacciare i Proci.

Per questo, senza che nessuno capisse perchè, con fede abbiamo fatto e rifatto la tela.

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Fiorito che rutta

La Polverini dice che l’immoralità era prima di lei. Questo Fiorito dice che la sua moralità è provata dall’aver lanciato le monetine a Craxi. La moralità della prima la autorizza a “potere non sapere” che la moralità del secondo lo autorizza a saccheggiare. Tangentopoli era una merenda.

Italia come Itaca: ritorni Ulisse-Craxi e vadano in esilio questi Proci

Nel 1898 Filippo Turati, autore del testo, venne condannato a dodici anni di reclusione in occasione dei moti del pane di Milano, repressi nel sangue.

L’accusa fu di sobillazione , assolutamente inventata in quanto lui stesso si era prodigato per scongiurare una rivolta, i cui scopi gli parevano poco chiari. “Non fate dimostrazioni – disse – , sarebbero il pretesto ad una repressione feroce” che puntualmente avvenne.
Tra le imputazioni ci fu anche quella di aver scritto i versi del Canto dei lavoratori, l’inno del partito operaio da lui fondato nel 1892 (divenuto successivamente il Partito Socialista Italiano) : “Sono come eccitanti all’odio di classe”, confidò anni dopo all’amico Treves: chi veniva colto a cantarlo in pubblico veniva condannato a 75 giorni di carcere.

La musica fu composta dal maestro Amintore Galli, e la prima esecuzione pubblica avvenne a Milano il 27 Marzo 1886 nel salone del Consolato operaio, in via Campo Lodigiano, ad opera della Corale Donizetti.
L’inno ebbe subito una grandissima diffusione, e fu tra i più amati dai lavoratori italiani.ascolta lamusica e leggi le quartine

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Bologna tappezzata di garofani rossi su manifesti affissi in tutta la città. La firma è del Partito democratico. E’ un primo miracolo della vittoria al primo turno di Francois Hollande, portatore di un programma alternativo alla linea che guida la politica economica europea a cui il medesimo PD dà sostegno in Italia. Non saranno pochi, immaginiamo, i maldipancia tra i militanti bolognesi. Ma i miracoli, si sa, superano le leggi della scienza medica. Ma anche di quella della finanza a cui la democrazia è stata sottomessa. E’ un miracolo socialista, una pentecoste su chi ha dato del “trasformista” a Tremonti? Vedremo. In ogni caso il tappo sta per saltare.

Perchè Bersani non riprende l’iniziativa dell’Unione del Pd bolognese e la esporta in tutta Italia? Forse il “socialismo” deve rimanere chiuso nel perimetro emiliano per paura della Bindi. Lo esportasse allora nella vicina Toscana, per rispetto almento dell’alleato Nencini.

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Paese deve essere informato. E’ il momento della verità sulla rottura nel Governo”. Nell’ appello rivolto lo scorso novembre con una lettera aperta sul Riformista e sulla Critica Sociale, Rino Formica e Emanuele Macaluso chiedevano al ministro Tremonti di rendere manifesti i motivi del dissidio nell’esecutivo che di li a poco ne determinano la crisi, cui segue la nascita del governo “tecnico” di Mario Monti.

Sia dall’ analisi del libro “Uscita di Sicurezza”, sia da ripetute dichiarazioni rese dall’ex ministro nei dibatti e nelle interviste dei mesi successivi, le ragioni di quel dissidio e della crisi sono state continuamente chiarite: la pretesa “frustata” per la crescita a discapito del Bilancio, per finire – al contrario – a “scrivere i compiti” per i mercati dopo la celebre lettera della BCE, in posizione di subordinazione al “direttorio” franco-tedesco e alla politica monetarista e recessiva della Merkel.

Ora l’auspicio di un “vento nuovo” che se confermato nel ballottaggio presidenziale a favore del socialista Hollande, si spera porti ad un riequilibrio dei rapporti tra democrazia e finanza in Europa, oggi a svantaggio della prima e a solo vantaggio della speculazione.

Ma a differenza di quando si mossero Casini, Fini e persino Cesa, a sinistra stavolta non si plaude, anzi. La posizione “socialista” di Tremonti incontra diffidenza e imbarazzi. C’è qualcosa di profondo: di socialismo non si vuol neppure sentire parlare. Non si tratta del timore di un nuovo soggetto ancora “in mente Dei”, ma della paura che un’idea che vive ancora nella pancia del Paese, possa fuoriuscire all’improvviso alla luce del sole se le si toglie il tappo.

“La probabile vittoria di Hollande nel ballottaggio del 6 maggio – dice Rino Formica – ci potrebbe dire due cose: il socialismo in Europa non è un “cane morto”; il socialismo puòguidare l’Europa dei popoli che si oppongono alla dittatura del mercato eall’eutanasia sociale.
In Italia il PD non può fregiarsi della vittoria socialista, perchè è nato con forza antisocialista, post-comunista e giustizialista.
Inoltre il PD non può sposare la iniziativa di Hollande nel rinegoziare il “fiscal-contract” perchè ha assunto il ruolo di guardia di ferro di Monti-Draghi-Merkel.
Il Pdl non può gioire della vittoria socialista, ma può godere della riscossa europeista di Hollande.
Dopo venti anni di declino politico e sociale la distruzione dei socialisti sta producendo gli ultimi miracoli italiani: una destra più sociale della sinistra, ed una sinistra più antisocialista della destra”.

(da Avanti! a cura di Critica Sociale)

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Francia, la rabbia delle provincie

Pubblicato: 22/04/2012 in daily
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“Cinque anni fa ho votato per Nicolas Sarkozy, ma oggi mi sento molto a disagio”, dice Michel Sieurin abbassando la voce e poggiando il suo martello. “Mi piaceva lo slogan ‘Lavorare di più per guadagnare di più’, ma Sarkozy non ha fatto niente per le classi meno abbienti. È il presidente dei ricchi”.

Sieurin da venticinque anni fa il ciabattino a Montivilliers, vicino a Le Havre, in Normandia. Di recente la moglie del presidente Sarkozy, Carla Bruni, ha dichiarato che “l’anti-sarkozysmo è un fenomeno dell’élite parigina”, e così pure si leggeva sulla stampa vicina al potere: se gli ambienti letterari, i giornalisti e gli intellettuali sono ostili a Nicolas Sarkozy, la ‘maggioranza silenziosa’ dei francesi pare che la pensi in modo diverso. L’interessato lo ripete egli stesso in occasione delle sue trasferte in provincia dove – sorpresa! – incontra folle di sostenitori. Forse avrebbe fatto meglio a fermarsi a scambiare due chiacchiere con gente come il ciabattino di Montivilliers.

Sieurin oggi ha 56 anni e da giovane è stato operaio metallurgico. Membro della Cgt (sindacato vicino al Partito comunista), dice di aver “creduto al miracolo quando nel 1982 la sinistra è arrivata al governo con Mitterand”. Ma la sinistra si è dileguata e il capitalismo è rimasto. Il ciabattino nel frattempo ha visto scomparire molte altre cose: i suoi sogni di una società più solidale, il suo lavoro e quelli di migliaia di operai nella regione.

Il 22 aprile e il 6 maggio i francesi eleggeranno un nuovo presidente della Repubblica. Michel Sieurin forse voterà scheda bianca. Secondo lui François Hollande “è soltanto un liberale come gli altri”, ovvero un partigiano di una dottrina economica disprezzata nel paese. Per il ciabattino di Montivilliers il radicale Jean-Luc Mélenchon è troppo aggressivo, e il Front National di Marine Le Pen è fuori questione per principio. Non è questo il caso di alcuni suoi amici, arrabbiati e intenzionati a farlo capire, ma che non sono fascisti.

Montivilliers è una cittadina come tante altre. Parigi dista appena due ore e mezzo di automobile, ma sul piano culturale qui si è ad anni luce dalla capitale. Parigi è il centro di tutti i dibattiti pubblici, ma la Francia di provincia non vive allo stesso ritmo. Qui le opinioni si formano con calma, in famiglia, tra conoscenti. Ed è da questa Francia che dipenderà l’esito delle elezioni.

La carta della Francia sta cambiando: i lavoratori a basso stipendio e i disoccupati sempre più spesso si trasferiscono nelle piccole città e in campagna. Le grandi città, infatti, offrono soltanto alloggi troppo costosi o quartieri poveri malfamati. “Qui viviamo tranquilli”, ci rispondono subito gli abitanti di Montivilliers quando chiediamo loro quali sono i vantaggi di vivere in quella cittadina.

Al riparo dalla concorrenza

La piazza principale è circondata da vecchie case a graticcio, alcune delle quali cadono a pezzi. Da tempo non si tiene più il mercato. La quasi millenaria abbazia è in condizioni decisamente migliori, perché è lo stato a prendersene cura: chiuse i battenti con la Rivoluzione francese, quando le monache si rifiutarono di giurare fedeltà alla Repubblica.

Dal 1793 l’edificio ospita una brasserie, che funge da luogo di ritrovo per i residenti. È lì che si danno appuntamento gli operai come Claude Far e Salim Khaoua, rispettivamente di 28 e 30 anni, di origine algerina e marocchina, amici inseparabili. Ammirano i tedeschi per la loro cancelliera e le loro automobili e credono che la Francia ormai sia in declino.

Su questo punto sono in sintonia con l’opinione prevalente. Sono influenzati da libri e articoli che stigmatizzano il declassamento della Francia e l’erosione del “modello sociale francese” che la parola “égalité” incarnava. “Quasi tutti i nostri amici sono disoccupati” spiega Salim. “Non hanno i mezzi per andare al ristorante come noi”.

Claude e Salim sono quasi sempre in trasferta. Controllano la sicurezza dei reattori nucleari francesi. Oltre allo stipendio ricevono un sussidio quando raggiungono il livello limite di esposizione alla radioattività e sono obbligati a prendersi una pausa dal lavoro.

Entrambi appartengono a questa “Francia che si alza presto” di cui a Sarkozy piaceva tanto tessere le lodi. “Aveva promesso a chi è come noi che avremmo potuto guadagnare di più, ma è stato il presidente dei ricchi”. E Hollande? “No, vuole chiudere gli impianti nucleari”. E Marine Le Pen? “Chissà. La Francia deve mettersi al riparo dalla concorrenza. Ma l’idea di tornare al franco è una stupidaggine”.

Gero von Randow ( Die Zeit – 21 aprile)

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