Nella concezione della guerra di Bonaparte, si coglie un principio moderno di riforma sociale

Pubblicato: 17/08/2015 in Senza categoria

Napoleone entra a MIlano L’ingresso di Bonaparte a Milano in Porta Romana

Nell’anniversario della nascita, uno spunto tra l’organizzazione repubblicana dell’Armata d’Italia e i temi della riforma sociale

Nella concezione della guerra di Bonaparte si coglie un principio moderno di organizzazione sociale.
Infatti così come egli riteneva indispensabile per una superiore condotta delle operazioni, la assoluta autonomia di ogni soldato, dell’intero reparto e della Armata nel suo insieme, da ogni dipendenza dalle retrovie e dai rifornimenti giunti di lontano con lunghe linee interne che esponevano al nemico l’intero esercito sin nell’avanguardia, tardandone la manovra; così anche un’organizzazione sociale basata sull’autonomia di ogni cittadino dalla dipendenza in ogni cosa che debba gungere da lontano, dalle retrovie della burocrazia pubblica o privata (corporativa), e allo stesso modo per le comunità legate ad una dipendenza in tutto e per tutto dello Stato, questa indipendenza dei singoli e delle comunità moltiplica le possibilità di manovra negli indirizzi di governo.

Oltre a questo, un valore aggiunto è nel ciclo virtuoso tra le maggiori possibilità di successo delle campagne e il legame saldo all’interno dell’Armata e nella fiducia verso il suo leader, ciclo che produce una ulteriore risultato attraverso con i la giusta redistribuzione dei risultati ottenuti a tutti, cosa che nuovamente innalza le forze morali indispensabili al successo medesimo. E così via.

Tutto però ha inizio non dalle forze materiali e dalla quantità, ma da un’organizzazione che si basa sulla spinta delle esclusive forze morali, a cui danno conferma i risultati concreti e la loro gestione secondo giustizia. Il bottino diventa lavoro e il bagaglio divengono i risparmi fiscali.
Giustizia nel lasciare i fruttu che è percepita innanzitutto come riconoscimento del proprio spirito in temini di benessere corporale, rafforzando e stabilizzando così il primato della forza morale in ogni circostanza, anche se difficile o negativa, quando è cioè persino vitale e necessaria.

Dunque, dall’ideazione della guerra secondo un organizzazione della società militare basata sulla forza morale e sulla giustizia, si può concludere che anche un popolo può essere governato come un esercito secondo libertà e giustizia, ma anche con legittimità e consenso.
Questo è l’essenza dello spirito repubblicano, così come con Bonaparte è giunto alla sua perfezione nell’organizzazione militare.
Esso può giungere alla sua pefezione anche nell’organizzazione sociale.
Nessun cenno al cosiddetto liberalismo che è il suo contrario, nè al socialismo della disciplina che smorza ogni forza morale.

Ma questa perfezione repubblicana sarà possibile, sull’esempio pratico di Bonaparte, solo quando ciascun cittadino sarà autosufficiente: questo egli intende per libertà ed eguaglianza, perchè solo allora non ci saranno dissidi.

Quando ciascuno sarà libero per riconoscimento della propria forza morale, aiutato ad esserne consapevole e messo in gioco senza restare escluso, allora giunto ad un grado di effettiva indipendenza, cercherà l’eguaglianza perchè è quel che il popolo vuole, poichè è invidioso. Ma anche per giustizia e autodifesa della propria medesima indipendenza raggiunta, che resta il primo obiettivo della sua vita e su cui giudica l’efficienza della società in generale verso di lui.
Questa doppia ragione, invidia e paura, farà dell’indipendenza il motore della volontà di eguaglianza a cui si conformeranno le leggi, mentre sui loro principi (Principi, linee guida, non regolamenti – tantomeno attuativi) si organizzerà una coerente azione del governo.

Così si eleva lo spirito e la forza morale di un aggregato che oggi è privo di ogni indipendenza e dunque disorganizzato e senza strategia. Così si crea una nazione come associazione, che nella libertà vede la possibilità della giustizia e dunque cerca nell’eguaglianza delle leggi la sua appartenenza ad un valore di identità morale che fonda la sua stessa partecipazione al possesso del suo Stato come cosa propria. E che in merito alla loro coerenza ne apprezzerà i suoi governi.

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