Cristiani, ebrei, mussulmani. Dove finisce la religione e dove inizia la politica

Pubblicato: 29/08/2014 in review
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Di Mauro del Bue

Sono le tre religioni monoteiste. Oggi intrecciate a grandi problemi territoriali e politici. L’ebraismo è la religione più antica. Da essa deriva il cristianesimo, che umanizza il Dio ebraico, lo fa scendere sulla terra e diventare uomo. L’islamismo non disconosce Cristo, come pure l’ebraismo, ma non lo riconosce figlio di Dio. Il fatto che il profeta Maometto faccia discendere i suoi precetti dall’arcangelo Gabriele rende anche l’islamismo una religione non contrapposta alle altre due. Il vero problema di questa guerra di religione non può essere solo religioso, ma anche politico e, come afferma Galli Della Loggia, di civiltà.

Noi non possiamo sbagliare analisi, dobbiamo invece tentare di approfondirla, per conoscere i nostri nemici, i tagliagola che anche ieri hanno decapitato quattro presunte spie del Mossad, che hanno rapito soldati dell’Onu, che non conoscono regole né tanto meno rispetto per gli avversari, che devono essere uccisi, solo perché diversi da loro, come religione, politica, civiltà. Il cristianesimo è una religione d’amore che in tre passaggi si rivela a mio giudizio la più moderna. Laddove Cristo divide Cesare e Dio, dunque stato e religione. Inventando la laicità. Laddove afferma che “chi è senza peccato scagli la prima pietra” (quante pietre in meno avremmo visto durante Tangentopoli, mi sia concessa la battuta in salsa socialista), laddove afferma addirittura che bisogna amare anche il nemico. Frase rivoluzionaria e incompresa tuttora.

Eppure in nome di Cristo sono state commesse assurde brutalità dalla Chiesa. Contro gli eretici, bruciati in piazza al tempi dell’Inquisizione, nei confronti dei popoli primitivi dell’America latina, distrutti in nome dell’evangelizzazione, in Italia al tempi del potere temporale combattendo i patrioti che volevano l’Italia unita. Da tempo non è più così. Oggi la Chiesa parla parole di pace e di rispetto per tutti, dialoga con le altre religioni, ne rispetta profondamente le credenze. L’ebraismo da tempo risente della folle persecuzione nazista. Rinato con le sembianze del sionismo e dello stato etnico anche se democratico, viene combattuto dai musulmani in nome della questione palestinese. Ai duemila missili andati a vuoto si è risposto recentemente con duemila morti.

Così quella che appare solo guerra religiosa diventa politica. L’odio per la civiltà occidentale degli integralisti islamici viene accresciuto dall’esistenza dello stato di Israele e dalle cosiddette invasioni in Iraq e Afghanistan, anche se appoggiate da paesi arabi. Il mito della guerra santa si intreccia con vaghe suggestioni di unità e di liberazione del popolo arabo. Così la terza guerra mondiale contro il fanatismo musulmano e dell’Isis, che oggettivamente può trovare nella lettura di alcuni versetti del Corano qualche giustificazione, è oggi tutt’uno con la guerra politica contro l’Occidente senza Dio e invasore. Per questo credo che i paesi democratici e quelli arabi debbano combattere questa guerra con le armi, ma non solo. Quella che deve accompagnare le armi è la politica.

E cioè la risoluzione di alcuni nodi fondamentali, primo dei qual quello intricatissimo della questione palestinese. Ma anche la vicenda siriana, da cui ha preso avvio il massacro dei fanatici jidaisti, e che é costata duecentomila morti, deve trovare soluzione. Troppo altalenante è stato il presidente Obama tra la tentazione di aiutare gli insorti e quella di affossarli. Andrebbe anche normalizzato il rapporto con l’Iran, che passa da peggiore nemico a potenziale alleato, e soprattuto rivisto quello con l’Arabia saudita, storico alleato americano e principale finanziatore dell’Isis, per non parlare del caos libico con due governi, uno laico e uno islamico, che si combattono tra loro e del caos egiziano, coi militari che cedono il potere agli islamici che poi vengono cacciati. Gli Usa, visto che l’Europa non esiste politicamente, hanno il dovere di chiarirsi. Da quel chiarimento potrà trovare giovamento anche la vittoria militare e politica contro i tagliagola. Ormai la guerra deve orientarsi verso la complessiva normalizzazione della situazione mediorientale, oggi divenuta esplosiva, dopo una primavera troppo calda. E che ha assunto molteplici sembianze e poi è divenuta insopportabile. Tanto da far rimpiangere i vecchi dittatori.

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