Una battaglia per la democrazia, un fronte ampio

Pubblicato: 05/02/2014 in Senza categoria

Di Mauro del Bue

1) Il primo punto riguarda il rapporto della nuova legge elettorale con la Costituzione e la sua logica proporzionale. Non si possono eleggere presidenti di Camere e Senato, presidente della Repubblica, giudici della Corte e laici del Csm, cambiare regolamenti parlamentari col 37 per cento. Già nel 1993 il Psi presentò una proposta di legge in questo senso che venne approvata dalla Camera e poi ci furono le elezioni che la vanificarono. Nel 1995 tutti i gruppi presentarono proposte di legge sull’argomento, ma si votò poco dopo. Non si può sostenere che anche col Porcellum esista l’identico problema, perché c’è il deterrente del Senato. La nostra posizione può essere questa: assieme alla legge elettorale si deve approvare una legge di riforma costituzionale che introduca i due terzi come soglia minima da prevedersi in Costituzione.

2) In nessun paese al mondo si certifica che chi ottiene il 37 per cento governa il Paese. Ce lo ricorda anche Giovanni Sartori che ritiene l’Italicum estraneo a tutti i paesi democratici occidentali. Oltre alla Germania, dove vige il proporzionale con sbarramento, anche in Francia, dove esiste il doppio turno, ma di collegio, e in Inghilterra, dove esiste il turno unico, si è mai stabilito questo per legge. Anzi, si possono creare situazioni, come l’ultima inglese, in cui nessuno ha la maggioranza assoluta e si compongono governi di coalizione. Così in Spagna dove ci sono piccoli collegi e sbarramenti impliciti molto alti, ma nessun premio di maggioranza. Solo la legge Acerbo del 1923 stabiliva che bastava una maggioranza relativa per governare. Si trattava delle legge fascista. Mentre la legge truffa del 1953 includeva solo un premio di governabilità alla coalizione che fosse arrivata al 50 più uno per cento. In Italia si vuole passare dal rispetto politico della volontà popolare alla logica ciclistica del primo e del secondo. Mettendoci anche buona cose di doping. Io penso che noi dovremmo dire che il doppio turno scatta se nessuno al primo raggiunge il 50 per cento. Come del resto previsto nella legge dei sindaci.

3) La legge prevede che nelle coalizioni con lo sbarramento al 4,5 chi lo supera prende anche i voti di chi non lo supera. Così ad esempio nel centro-sinistra se il Pd ottiene il 28 per cento, Sel il 3 e altri insieme il 6, il Pd col 28 arriva al 53. Questo è folle. Si stabilisce che il 28 governa il paese e il 72 si oppone.Questo è il massimo dell’antidemocrazia. Per di più tutti i sondaggi affermano che le coalizioni ottengono più voti con la presenza di più liste, visto che la somma di partiti divisi è più alta dei voti ottenuti da un partito solo. E dunque i grandi partiti hanno tutto l’interesse alla presenza anche di liste che non otterranno lo sbarramento. Le quali saranno ad un tempo escluse dal Parlamento e probabilmente decisive. Bisognerebbe o non conteggiare i voti degli sbarrati o togliere lo sbarramento.

4) I listini bloccati sono come le liste bloccate. Il principio che non sono gli elettori a decidere, ma i vertici dei partiti, è intatto. Ci saranno listini da tre e sei candidati. Dunque si passa dai nominati lunghi ai nominati corti, ma sempre di nominati si tratta. Oltretutto senza garanzia per le donne. Qui o introduciamo preferenze o i collegi uninominali. Non si scappa.

Alla luce di tutto questo io non avrei timori o reticenze. Combatterei una battaglia non per noi, cioè per togliere lo sbarramento, che è oltretutto antipopolare. Ma per difendere i principi della democrazia, anche organizzando un Comitato come quello che promuovemmo anni fa. E venne anche ricevuto dal presidente della Repubblica. Ne potrebbero far parte Rino Formica, Intini, Maccaluso, Sel, Buttiglione, che si è schierato su questa posizione, ma anche altri come lo stesso professor Giovanni Sartori. Non i grillini che hanno scelto non la contestazione democratica, ma quella violenta. E torneremmo a produrre iniziativa politica.

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