EuroMed ( di Leonardo Becchetti)

Pubblicato: 06/01/2014 in Senza categoria

Lo spread scende sotto soglia psicologica di 200 punti ma 100 punti sono dovuti in realtà all’ aumento del rendimento del bund tedesco. Quindi non contribuiranno a ridurre l’onere del nostro debito. Mentre nel frattempo il rischio deflazione causato da politiche monetarie non abbastanza espansive permane, perché l’inflazione in Italia cala ben sotto il 2% e rende più caro il costo reale del debito. Rendendo ancora più difficile il già impossibile compito di rispettare il fiscal compact. Tutti sanno che la riduzione dello spread dipende dalle convenzioni rialziste/ribassiste dei mercati che fanno tanto guadagnare gli operatori. La convenzione ribassista è partita dopo il famoso discorso di Draghi del 26 Luglio 2012 quando lo spread era oltre i 500 e Draghi disse che la BCE avrebbe preso qualunque iniziativa necessaria per salvare l’euro. A quel punto gli operatori finanziari si fecero due conti e capirono che si sarebbe guadagnato di più mettendosi dal lato della BCE (ovvero da quello del ribasso dello spread) che tentando di far saltare l’euro operazione che sarebbe potuta fallire contro l’artiglieria della banca centrale.
Una parte importante della riduzione ultima dello spread (anche se non possiamo stabilire quanto con precisione)dipende dall’enorme quantità di liquidità fornita dalle politiche monetarie espansive americana e giapponese che ha aumentato la domanda anche dei titoli pubblici “rischiosi” come il nostro riducendone i tassi. E quindi il paradosso è che le politiche keynesiane degli altri fanno fare bella figura ai rigoristi che non hanno il coraggio di riconoscere i loro limiti e dare il loro contributo all’aumento della domanda globale. L’ex presidente Monti approfitta dell’assist dell’effetto psicologico dello spread sotto i 200 punti per lanciarsi sul Corriere della Sera di oggi in un’autocelebrazione, per vantare i risultati del proprio governo e per tirare le orecchie a chi dice che “bisogna battere i pugni sul tavolo”. Eppure tra le righe del suo articolo celebrativo si lascia sfuggire che è stato necessario convincere i tedeschi duri di comprendonio a varare le OMT (le politiche di acquisto dei titoli dei paesi in crisi da parte della BCE minacciate ma non utilizzate) che i tedeschi non volevano. Delle due l’una. O per ottenere questo risultato il senatore Monti qualche colpetto sul tavolo l’ha dato pure lui (anche se adesso bacchetta i commentatori troppo impulsivi) oppure ha trovato altri più dolci e suadenti motivi di persuasione. L’uomo che batte i pugni sul tavolo o l’uomo che sussurra ai cavalli ?
Sarebbe meglio non perdersi nell’autocelebrazione ma mettere subito a fuoco ciò che dobbiamo fare cogliendo questo presunto momento favorevole. Ridurre i gap di qualità sistema paese rispetto ai tedeschi facendo benchmarking su alcuni indicatori chiave (efficienza giustizia e PA, accesso alla rete, istruzione, corruzione, costi politica), lavorando per aumentare i vantaggi competitivi non delocalizzabili della nostra economia (gli unici che possono farci navigare con successo nella globalizzazione). Facendo però capire con chiarezza che è folle pensare che la qualità sia inseguire al ribasso i salari dei paesi emergenti dando un ulteriore contributo a deprimere la domanda interna dell’eurozona. Questo per quanto riguarda i compiti a casa.
In Europa però i pugni sul tavolo dobbiamo batterli (oppure trovare argomenti dolci e suadenti ma comunque persuasivi stabiliscano i negoziatori cosa è meglio) facendo chiaramente capire che non è possibile rispettare il fiscal compact, che la rotta intrapresa porta ad un aumento e non ad una riduzione del rapporto debito/PIL e che l’euro può reggere solo nel quadro di politiche monetarie e fiscali europee diverse (stimolo alla domanda interna dei paesi in surplus, politica monetaria della BCE stile Fed che sfrutti appieno il dividendo monetario della globalizzazione), politiche macro che dovrebbero portare la moneta unica ad un cambio col dollaro più ragionevole (attorno a 1,10), ovvero una via di mezzo tra il cambio ottimale per i paesi del Nord e quelli del Sud. Senza un quadro di questo genere i “sacrifici” chiesti ai paesi del Sud sarebbero vani oltre che masochisti per gli stessi creditori. Battere i pugni sul tavolo fuor di metafora vuol dire paventare nel corso di questa trattativa un’opzione esterna, quella della creazione di un Euromed, ovvero di un euro dell’area mediterranea che avvia una competizione valutaria con i paesi del Nord dell’eurozona se l’Unione Monetaria persevererà nella strategia perversa che la tiene in rotta di collisione. Se poi chi siede veramente al tavolo ha argomenti convincenti ed è capace di raggiungere l’obiettivo anche senza minacciare l’euromed tanto meglio. Battere i pugni sul tavolo o sussurrare ai cavalli. L’importante è che funzioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...