La crisi di governo isola Berlusconi e taglia la strada alla riforma della giustizia

Pubblicato: 25/08/2013 in Senza categoria
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La prima regola in politica è non dimettersi mai.
Farsi votare contro nella Giunta per le autorizzazioni significa autocostringersi a dimettersi dal Governo.
Con i gruppi parlamentari fatti da nominati, essere o non essere in Parlamento è per il leader di ogni attuale movimento politico irrilevante.
Le dimissioni di Alfano e dei ministri del PdL sono in realtà esclusivamente le dimissioni di Berlusconi dal Governo, loro sono lui.
E questo è un errore da manuale.
Un minuto dopo le dimissioni di Brlusconi dal governo, egli non avrebbe più spazio politico.
E quando non si ha spazio politico si perde la forza. Spazio e Tempo sono tutto, saperli gestire è una virtù.

Le tesi della Santanchè sembrano interessate più che sbagliate, sembrano calcolate su misura per ristabilire un sistema politico bipolare che – come dimostra la obbligata rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica – è in crisi irreversibile. Solo questo signofica il suo “meglio Prodi di Napolitiano”: bei tempi quelli del duello rusticano. Non si attenda però pietà dall’evocato nemico di sempre qualora salga gli altari, mentre l’altro è nella polvere. Forse solo lei stessa avrà un ruolo di primato, ma in una formazione che tenderà a imboccare la discesa del ritorno verso il MSI.

L’astensione e il voto a Grillo, prima, la diserzione delle urne da parte della maggioranza assoluta degli elettori romani, poi,  indicano che c’è una tendenza al rigetto del sistema della seconda repubblica che si è rafforza e può rafforzarsi ancora nell’opinione pubblica. Solo governare può invertire la tendenza. E Berlusconi ha tutto l’interesse ad evitare la trappola tesagli dalla magistratura, spiazzarla e con essa il PD, imponendo contro chi spera nella crisi di cambiare terreno di gioco e invertendo, appunto, la tendenza e la rotta.

Non regge illudersi che col premio di maggioranza e una campagna elettorale sul tema della persecuzione porti il Pdl o Forza Italia in maggioranza: la maggioranza degli elettori non voterà e nessuno sarà autosufficiente. Si prepari in questa prospettiva ad essere abbandonato da deputati oggi tra i suoi più agguerriti.

Il sostegno al governo Letta voluto da Berlusconi è stata una intuizione non facile che ha creato guai nel PD: per chi è l’architrave del sistema politico – quale è Berluconi – decidere di prendere una curva per uscire dalla morsa tra crisi e ribellismo, infilando  lo spiraglio per cambiare sistema politico in corsa, in piena emergenza economica e crisi con l’Europa, non è da tutti.

La magistratura, che fa politica, ha giocato d’anticipo e sta tentando di interrompere la curva tagliandogli la strada con una condanna per un reato che  – si ripete in giro –  essere “penale” e non “politico”,  non capendo, o fingendo di non capire, che essa ha politicizzato un reato penale.

Non si è mai visto infatti assegnare a qualcuno per vent’anni un unico procuratore ad personam: quello si chiama non più “procuratore”, ma “persecutore“.

(Tra le more c’è da domandarsi quale sia umanamente la condizione psichica di chiunque  per vent’anni sia dovuto entrare in ufficio e trovarsi il tavolo sommerso sempre da fascicoli “Berlusconi”. Se fosse successo ad un operaio qualunque l’essere costretto per vent’anni alla stessa ripetitiva azione,  si sarebbe da tempo rivolto al sindacato e al giudice del lavoro per chiedere il risarcimento del danno biologico provocatogli dal suo caporeparto.
Ma questa è un’altra questione, apparentemente distinta, ma in realtà assai significativa della cattiva amministrazione delle risorse anche umane nella magistratura, una amministrazione ossessiva).

Da oltre venti anni i socialisti – gli elettori dell’ex Psi – aspettiamo una riforma della giustizia e, in vista, un’amnistia. Ci fu fino al ’90 per i finanziamenti ricevuti dall’ex Pci dall’Urss, in segno di rappacificazione.

Non c’è stata. E’ evidente che se non è stata promossa prima, tanto meno sia possibile promuoverla ora.

Per fortuna spunta sempre Panella: i suoi referendum saranno un plebiscito contro gli abusi e le illegalità che tracimano nel mondo dell’ordine giudiziario. Sulla base di quella più che probabile spinta popolare si potrà dare finalmente voce ad un indirizzo di riforma avendone di nuovo la forza.

La crisi di governo, le dimissioni di Berlusconi dal Governo, bloccherebbero viceversa i referendum, entrerebbero in contraddizione con i suoi interessi e soprattutto con quelli del Paese e con la sua coerenza.

Isolarsi all’opposizione per chi è architrave da 20 anni del sistema politico, dopo una simile interdizione dalla vita parlamentare, significa condannarsi a fare opposizione al sistema in cui si è nati e cresciuti, peraltro opponendosi a chi dopo di lui si vedrà cadere i calcinacci in testa. Un’opposizione, dunque velleitaria, direi con precisione “massimalista” che non avrebbe alcuna credibilità elettorale.

Nè la denuncia sortirebbe effetti di aggregazione: Craxi insegna a sue spese. Chi perde, perde anche gli amici e l’opinione pubblica è sempre pronta a saltare sul carro del vincitore.

Ecco, isolarsi significherebbe solo finire a piazzale Loreto, un ricordo tanto doloroso quanto caro alla Santanchè.

Molti dei fascisti presenti in massa al comizio in piazza Duomo furono in orima fila a scagliare pietre ai cadaveri appesi al distributore di benzina, da iscritti al Pci.

L’opinione pubblica è volubile, ma il popolo ha l’istinto del vuoto politico: quando uno lascia, viene lasciato. Meglio il coraggio e la forza d’animo di essere riformisti anche controcorrente.

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