150 anni dell’SPD, dall’Internazionale democratica del Psi di Craxi all’Alleanza progressista dei socialisti tedeschi

Pubblicato: 22/05/2013 in Senza categoria
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” Di che si tratti ancora non si sa. Sembra che sia il progetto di un’associazione promossa da partiti socialisti che oltrepassi i rigidi confini dell’Internazionale, ma che per ora vi si affianchi e non ne costituisca un’alternativa. Naturalmente la proposta tende comunque a superare la vecchia organizzazone che ha perso negli utlimi vent’anni sia un chiaro profilo politico sia la sua influenza, priva di temi e campagne internazionaliste coordinate, priva di peso nell’Onu.
E’ una proposta che, al momento, ci pare indirizzarsi verso una analoga idea avanzata dal PSI di Craxi e Martelli alla vigilia del crollo dell’Unione sovietica e alla vigilia della fortemente voluta dal cancelliere Kohl, prima degli altri, riunificazione tedesca: l’Internazionale Democratica.
Oggi la Germania – in cui la SPD di allora si oppose con forza alla proposta del Partito socialista italiano, viceversa condivisa dal socialismo latino, sia spagnolo, portoghese che di Mitterrand – è una sola e nelle prossime elezioni di settembre potrebbe scalzare (è l’auspicio) Angela Merkel: una Alleanza progressista a guida sociademocratica tedesca avrebbe una grande influenza sulla politica europea, dimostrerebbe che la SPD è capace di influenza internazionale competitiva con quella dell’attuale Cancelliere conservatore.

I socialisti del Sud Europa degli anni 80 immaginavano di oltrepassare – verso la liberaldemocrazia – il confine socialdemocratico di stampo nordeuropeo per dare sia uno sbocco all’imminente contraccolpo della fine del comunismo, con prevedibili attriti coi rispettivi partiti comunisti nazionali in procinto di restare orfani di Mosca; e sia – dall’altro lato – per controbilanciare in una più ampia associazione progressista che coinvolgesse il Partito democratico americano il vuoto politico a cui sarebbe stata esposta ad est l’Europa.
La Germania era stata il perno dell’equilibrio est-ovest nella guerra fredda con la sua Ostpolitik e dunque la SPD fu in disaccordo con l’Internazionale democratica sbilanciata ad ovest, verso gli Usa. Da sempre leale innanzitutto agli interessi della propria nazione, si accodò all’asse franco-tedesco perla riunificazione nel quadro dell’Unione europea, ma la prospettiva vera concorrenziale agli Usa era la prospettiva folle di Eurasia, entro i cui confini infatti sarebbe soffocato il socialismo continentale del “dopo_Muro” e dei suoi grandi leader.
Oggi le parti sono invertite: la SPD ha bisogno di un’area di influenza europea non euroasiatica ma atlantista per vincere le elezioni di settembre: il mercato domestico nazionale ed europeo, in misure diverse, recede e recedera’. Il braccio di ferro euromarco vs dollaro e’ una velleita’. Meglio tornare a Kennedy che stare con Putin.
La congiuntura potrebbe andare oltre l’austerity e la “nuova Europa” in caso di vittoria dei socialisti tedeschi. Dalla crisi politica dell’Europa la proposta di associazione liberalsocialista nel solco della prima proposta italiana, puo’ divenire una stabile visione geopolitica, da un lato, e di innovazone dei modelli sociali, dall’altro.
Non si tratta di una questione di natura ideologica, ma geopolitica. Ovvero una federazione tra i progressisti delle due sponde atlantiche che scambi rispettivamente il meglio dei rispettivi modelli sociali: il modello liberaldemocratico prevalente negli Usa con il modello socialdemocratico prevalente in Europa.
Insomma il “lib-lab” dai banchi di scuola e dalle biblioteche, vedrebbe la luce di una propria vita politica integrando due modelli sociali, americano e europeo, liberale e socialista, finora concorrenti se non ostili, superando – da un lato- la vecchia ideologia socialdemocratica della redistribuzione della ricchezza per intervento politico nei rapporti tra le classi sociali, sostituito dal modello liberale della diffusione del reddito. Mentre sul versante liberale, contemperare la libertà dei mercati con la programmazione pubblica a cura delle istituzioni politiche che hanno il dovere di sapere dove le rispettive società hanno bisogno di andare, poiché senza regolazione il mercato non è libero, ma è del più forte.
In questa prospettiva l’ “Alleanza progressista” (o Internazionale democratica) intreccia l’aspirazione liberalsocialista sia con la visione federalista dello Stato e sia con quella laburista della societa’ poichè il principio dell’autogoverno ( alla base di entrambe) è l’unico principio unitario di una società aperta alla democrazia politica e alla democrazia economica sul piano geopolitico.

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