SENZA NEMICI A SINISTRA NON SI E’ PARTITO DI GOVERNO

Pubblicato: 10/05/2013 in Senza categoria
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Domani si apre l’Assemblea nazionale del PD e la vigilia sembra essere quella di un appuntamento senza rete. I nomi di chi dovrà condurre il partito al congresso si accavallano. Si è giunti persino a dividersi sull’opportunità di non avere un segretario effettivo dopo Bersani, ma un “re travicello” in balia delle correnti (che si moltiplicano per partogenesi da se stesse).
In questa occasione si incrociano più linee direttrici provenienti da piani e periodi diversi della storia e dell’attualità politica: vengono al pettine nodi di fondo della sinistra del Novecento tutto intero.
Dietro il disordine e i twitt, la storia tira la riga e fa le sue somme, anche se la maggior parte di coloro che saranno presenti non sembrano esserne consapevoli. Nella dissoluzione finora vince “la fiera delle vanità” di improvvisati capicorrente in un generale ed incontrollato “rompete le righe” che promette vanamente di aprire comodi varchi alla “visibilità” e a una “posizione”. Il proprio tornaconto sembra indifferente dall’essere inversamente proporzionale al pericolo concreto di “irrilevanza” per il PD come ha pronosticato il direttore di Repubblica, Ezio Mauro.

Le linee che si intrecciano, nella storia e da piani diversi si incontrano nel punto di sempre, quello del governo, di “essere nazione” oltre la propria rapresentanza di interessi.

Un male che affligge la sinistra già nel corso della Resistenza, dove la lotta di Liberazione in alcune sue componenti importanti si intrecciò con l’aspirazione alla conquista del potere anche a costo di trasformare la cacciata dei nazifascisti in guerra civile.

Sommariamente, tranne la parentesi del Togliatti della Costituente e di Berlinguer del “compromesso storico”, ( seppur con la riserva mentale di passaggi solo tattici) la maggioranza della sinistra italiana ha sembre sofferto la liberaldemocrazia nazionale come un camicia di forza.

Chi nuotò in senso contrario a questa corrente impetuosa furono Saragat e Craxi.
Entrambi espulsi dalla “sinistra”, mai ricomosciuti almeno come una delle sue componenti.

Oggi quella loro posizione è alla Presidenza della Repubblica. E questo costringe alla masima tennsione interna.

Il concetto del leader laburista Ed Miliband con il quale egli descrive il socialismo inglese, “One Nation party”, in Italia è inconcepibile. Eppure Ed Miliband è la “sinistra” laburista, quella che ha rottamato i “blairist”. “One Nation” significa appunto questo: “non limitarsi a rappresentare solo gli interessi della propria parte, ma tenere conto anche degli interessi rappresentati dalla parte avversaria, perche la base comune è l’ appartenenza alla medesima Nazione, alla stessa civiltà”.

E qui sta il punto: “educati” all’odio dell’avversario per decenni, sia nella prima che nella seconda repubblica, l’elettorato e soprattutto la militanza di sinistra non si sente di appartenere alla medesima civiltà dei propri avversari.

Delegazione di Mosca in Italia, ha saputo convivere nella democrazia reale, ma ha sempre tenuto un tono sopra le righe per tenere unito il “corpaccione” nell’attesa messianica.

L’assemblea di domani si intreccia con ciò che accadde ai socialisti con la nascita del centro sinistra, partorito con resistenze anche nello stesso Psi di Nenni e Lombardi, ma sicuramente attaccato frontalmente dal Pci. “Voltagabbana” fu insulto comune e tratto dall’abitudine dei militanti comunisti di recarsi ai comizi di Nenni, togliersi la giacca e rimettersela al contrario davanti all’oratore.

Quanti si rivolteranno la giacca domani di fronte al governo Letta?

Il recente editoriale di Ezio Mauro su Repubblica tira le conseguenze con lucidità del soffiare “azionista” del suo editore e del suo predecessore alla direzione del giornale, sul fuoco del massimalismo e della diversità (un’altra civiltà) della sinistra. Si tratta di un’autocritica nella forma di suggerimento, che non evita anche nel quoticdiano, dopo gli anni passati ad aizzare le divisioni sui “fondamentali unitari”, alla posizione di Mauro di sembrare isolata.
Egli in sostanza dice una cosa ragionevole: le identità destra e sinistra devono definire le posizioni politiche, ma essere fondate su “sostantivi” (non solo su aggettivi). Dire quindi cosa significa essere di sinistra, non solo essere “moralisti”, quindi aniberlusconiani e affidarsi al giustizialismo.
Il dibattito di grande importanza che ne potrebbe derivare non ha decollato.
Sono intervenuti, non casualmente Emanuele Macaluso e Rino Formica. Poi un silenzio di tomba.
La regola (di eredità “rivoluzionaria”) per la quale non ci devono essere nemici a sinistra è sbagiata e porterà al suicidio definitivo.
E’ vero il contrario: senza nemici a sinistra, non si è sinistra di governo. Questa posizione è la linea che sconfigge l’estremismo, perchè lo spinge fuori dai confini della comune appartenenza alla Nazione.
Se la questione sarà ignorata o peggio, sconfitta, essa porterà all’esplosione del PD. Già da domani. Che si trovi un nome o un soprannome.

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