Non si puo’ fare un governo di traverso.

Pubblicato: 28/03/2013 in Senza categoria
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La prova finestra della sbagliata strategia di Bersani sta nella notizia di pochi giorni fa che la metà degli operai della Cgil ha votato Grillo.Questo dice che il ruolo del sindacato (lasciamo perdere per amor di patria la Cisl di Bonanni che per un lasso di tempo ha addirittura tirato la volata a Monti) non ha compreso la necessità di superare la fase della rivendicazione “correttiva” e del “caso per caso” (anche se nel quadro della auspicata concertazione) nella crisi del sistema politico e finanziario che gli ha spalancato di fronte un enorme spazio vuoto di domanda di rappresentanza non solo “economica” ma “politica”.

La finanza ha superato “pragmaticamente” la separazione tra “economico” e “politico” e ha assunto direttamente uno spazio e un potere politico maggiore dello stesso Stato nazionale. Non si capisce perchè il sindacato debba essere nazionale e non europeo (ovvero al di sotto della struttura di controparte) e soprattutto ancora diviso in tre organizzazioni. Persino ai tempi della guerra fredda, del PCI e della DC, c’era l’Unità sindacale, c’era la FLM – Fiom + Fim + Uilm – con Bruno Trentin, che non era certo un moderato; oggi – dopo il Muro e senza appartenenze partitiche (la Cgil ha iscritti che votano in ogni direzione) la mancata unità sindacale è ingiustificata. A tal punto è ingiustificata che anche se si realizzasse sarebbe ormai insufficiente: il sindacato dovrebbe assumersi la responsabilità di essere parte attiva come forza politica ed elettorale. Il perno della riorganizzazione culturale e politica della sinistra riformista, che è sempre stata minoritaria ed oggi del tutto assente, ruota sul superamento della separazione tra sfera di partito e sindacato in una prospettiva laburista. La crisi della rappresentanza politica non permette di mantenere la divisione tra organizzazione della battaglia politica e della battaglia economica.

La riorganizzazione delle basi sociali del lavoro e dell’economia è un problema politico puro, relativo alle nuove forme di democrazia nelle relazioni politiche in seno alla società. La democrazia è la leva della riforma sociale. Gli operai della Cgil che hanno votato Grillo sono il sintomo di una domanda di rappresentanza politica del movimento dei lavoratori che nè il PD, nè la Cgil hanno soddisfatto. Nel pieno di una crisi di sistema ( non ciclica) della democrazia e dell’economia, il partito del lavoro – non un partito classista, ma di “democrazia reale”- è una necessità verso cui convergere.

Nella sinistra di oggi (evanescente, priva di rappresentanza sociale, generica e incostante nelle sue parole d’ordine perchè priva di vero pensiero politico, ma subordinata ai media e dunque necessariamente “a la page”, cioè in coda ai padroni dei giornali) manca la capacità di dettare l ‘ordine del giorno della riforma dello Stato e della società. Terra di saccheggio per Grillo. Il quale, in questa situazione patologica, ci sguazza, costringendo a essere inseguito, anzi sfida a gareggiare a chi sfascia di più perche oggi “cambiamento” è “sfasciare” non migliorare.

C’era bisogno di perdere una settimana di tempo per raccogliere le sensibilità del CAI, di don Ciotti, dei boyscout e chi altro ancora, prima di farsi dare finalmente del “puttaniere” da Grillo, per rendersi conto che la strada è sbarrata? Non sarebbe stata una settimana meglio impiegata se utilizzata per una conversione a U dei propri iscritti ed elettori per prendere atto della fine del bipolarismo che ha portato il Paese a livelli di conflittualità che neppure durante la guerra fredda si erano registrati, e per prendere atto che questo sistema politico inventato alla giornata, da vent’anni a questa parte, non ha retto l’urto di una aggressione finanziaria di natura politica antinazionale?

Che significa un “cambiamento vero” se non è una revisione del PD verso un approdo al socialismo riformista? Non significa assolutamente niente per un partito di sinistra che rivendica ma non ha più il primato della rappresentanza sociale del movimento dei lavoratori. Sarebbe solo un palcoscenico di un festival dell’Unità, più che un governo.

Dopo decenni di scuola all’odio della propria base verso gli avversari e chiunque altro sia stato in competizione col gruppo dirigente (compresi quindi le componenti interne critiche) è difficile governare le curve della politica, si deve tirare dritto. Si è spinti, anzi spintonati a tirare dritto. E così facendo si incontra chi tira la volata meglio nella stessa direzione e, se coll’altro si arriva prima, ecco il salto di gran parte dell’elettorato sul carro di chi è più bravo a criminalizzare la democrazia dei partiti tout-court.

Come farà ora il segretario del PD a rivendicare il primato della democrazia dei partiti con cui fare un governo e al tempo stesso gareggiare con Grillo nella sua liquidazione? “Dove preferisci dormire, a destra o a sinistra?”. “Di traverso”. Non si può fare un governo “di traverso”.

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