1913-2013. La guerra finanziaria può diventare guerra politica

Pubblicato: 19/03/2013 in review
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I russi mostrano i muscoli di fronte all’esproprio bancario promosso dall’Europa tedesca per Cipro. Almeno cinque fregate terranno a tiro utile le coste dell’isola levantina «permanentemente». Così, quello che sta succedendo al largo di Cipro dimostra per l’ennesima volta che il petrolio, il debito e i soldi si difendono con il deterrente delle armi.
Domenica notte Viktor Viktorovich Chirkov, comandante in capo della marina russa, ha dichiarato che almeno cinque fregate rimarranno «permanentemente» nel Mediterraneo.
Per la precisione tra Cipro e le coste vicine alla Siria.

“Chiunque creda che le questioni della pace e della guerra siano eternamente risolte in Europa potrebbe commettere un errore monumentale. I demoni non sono ancora stati cacciati; essi stanno semplicemente dormendo, come le guerre in Bosnia e Kosovo ci hanno mostrato. Sono sorpreso nel constatare di come le circostanze dell’Europa del 2013 somiglino a quelle di cent’anni fa”.
Lo affermava solo una decina di giorni fa il lussemburghese Jean-Claude Junker al settimanale tedesco Der Spiegel.
La crisi di Cipro, con l’invio di cinque fregate russe schierate

Ciprobanca

dalla marina militare di Mosca – “permamentemente” – di fronte alle coste dell’isola sembra dargli ragione: la crisi finanziaria europea è una crisi di natura geopolitica.

“Il 1913 fu l’ anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale – esclama il settimanale tedesco – Pensa davvero che possa verificarsi un conflitto armato in Europa?”
Juncker: “No, ma noto ovvi parallelismi nella compiacenza della gente. Nel 1913 molte persone ritenevano che mai vi sarebbe stata un’altra guerra in Europa. Le grandi potenze del Continente erano così interconnesse economicamente da far ritenere impossibile un confronto militare, quanto meno per ragioni di mera convenienza reciproca. Soprattutto nell’Europa occidentale e settentrionale, v’era un completo senso di compiacenza, basato sull’assunto che la pace fosse assicurata per sempre”.

Secondo lo storico Dominic Sandbrook, come scrive sul Daily Mail nel commentare l’intervista di J.C.Juncker, “per la terza volta in meno di cento anni la Germania sta cercando doi prendere il controllo dell’Europa”.
E’ ormai all’ordine del giorno non tanto un “problema Europa”, ma – titola il laburista New Statesman – “un problema tedesco”.

Non è il Quarto Reich, come si è scritto di là e di qua dell’Atlantico più volte nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ma sicuramente la Germania si trova di fronte al bivio (“essere troppo forte o troppo debole”) creato dall’ “essere – scrive il settimanale britannico – al centro di una Unione che è stata concepita per limitarne la potenza dopo l’unificazione, ma che invece ha contribuito ad accrescerla: gli errori di progettazione – prosegue il New Statesman – hanno involontariamente privato molti altri paesi europei della loro sovranità senza dar loro in cambio una leva democratica nel nuovo ordine”.

Un bivio che già impegna la cancelliera tedesca in vista delle elezioni di settembre: fino ad oggi ha saputo tenere a bada le correnti autarchiche (e nazionaliste) alla sua destra. Ma da qualche mese, con la nascita del partito “Alternativa per la Germania” che punta all’uscita dall’Euro per intascare in Marchi i dividenti dell’egemonia commerciale e finanziaria acquisita (lasciando agli ex partners Ue i debiti dei propri prodotti finanziari tossici rifilati in passato alle altre banche europee), il sentiero per la riconferma si fa sempre più stretto.

In Germania, i possibili aiuti finanziari per Cipro sono diventati il banco di prova del governo di Angela Merkel, sostiene l’ agenzia Nova da Berlino. Già adesso la sua coalizione “nero-gialla” (Cdu/Csu-Fdp) è in disaccordo sugli aiuti per il salvataggio di Cipro. Mentre il delegato dell’Unione al comitato finanziario del Bundestag, Hans Michelbach, si dice a favore di aiuti finanziari in cambio di riforme radicali e vincoli molto severi, l’esperto finanziario dell’Fdp, Frank Schaeffler ritiene che Nicosia possa salvarsi da sola: “I crediti per Cipro sono totalmente inutili poiché lo stato insulare potrebbe trovare i soldi dalle entrate del mercato del gas”, ha dichiarato Schaeffler. “Per capire come si potrebbe procedere, il governo cipriota potrebbe chiedere consigli al presidente della Bce, Mario Draghi, il quale ha fatto molta esperienza all’interno della banca d’investimento Goldman Sachs”. L’adesione della Grecia all’Eurozona sarebbe infatti un “esempio molto significativo e sarebbe avvenuto in concomitanza del suo incarico in Goldman Sachs”. Il presidente del Consiglio economico della Cdu, Kurt Lauk, si sarebbe espresso analogamente: “Tutti i possibili aiuti finanziari dovrebbero essere garantiti da future entrate provenienti dalla vendita del gas; dopotutto il valore di mercato degli enormi giacimenti ciprioti di petrolio e gas naturale è stato stimato per più di 600 miliardi di euro”, ha dichiarato Lauk.

E dopo la perdita del “proconsole” Sarkozy, una crisi con Putin, lascerebbe la Germania scoperta anche ad est e nell’assoluto isolamento. In un clima anti-tedesco che sta certamente crescendo in modo esponenziale nel Continente che va assolutamente contrastato per non creare una nuova tragica spirale.

Solo un approccio politico alla crisi finanziaria, quindi, può evitare che essa si avviti in crisi geopolitica (e in crisi democratica nella stessa Germania, come ha avvertito un anno fa Junger Habermas).

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