L’Italia e le verità scomode in Europa

Pubblicato: 28/02/2013 in review
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Con il suo scatto di nervi elettorale l’Italia in realtà travalica la dimensione nazionale dello scontento per mettere l’Europa, sempre sfuggente, di fronte a una serie di verità scomode, di nodi volutamente irrisolti che cominciano, come si vede, a venire al pettine. E rischiano di rimettere in croce l’euro non tanto per la riesplosione della questione italiana quanto perché l’Italia, terza economia del club, mette a nudo tutti i problemi della moneta unica finora rappezzati a metà oppure accortamente tenuti sotto il tappeto.
Il voto di domenica racconta molto di più della diffusa insofferenza verso la politica del rigore e delle tasse in un paese prostrato da recessione e disoccupazione. Esprime la rivolta contro i bramini di un sistema che, dopo aver deciso di entrare nella moneta unica, non ha fatto le scelte conseguenti per restarci: non si è modernizzato, né auto-riformato, non si è “sborbonizzato” né liberalizzato per diventare più competitivo mettendosi al passo con i partner. Creando così nella gente la falsa illusione che si potesse sempre tirare a campare come prima perpetuando grandi e piccole rendite di posizione senza mai pagarne lo scotto.
Invece no. Ma gli italiani non sono i soli in Europa a non aver fatto i conti con la scelta della moneta unica. È da qui che esplode il dilemma: «Più o meno Europa», «Stare o non stare nell’euro». Il dilemma non è solo italiano ma è la domanda proibita, molto più diffusa di quanto non si creda, tra i membri del club e aspiranti tali.Nasce e cresce in un quadriennio di crisi, capace di offrire solo la risposta dogmatica del rigore e delle riforme forzate alla tedesca, senza gli ammortizzatori della crescita e men che meno della solidarietà intra-europea. Addirittura senza, se del caso, il ricorso alla normale dinamica democratica in nome di una presunta più efficace opzione tecnocratica. Il tutto mentre si accentua la frattura Nord-Sud e l’Europa e la sua industria non cessano di perdere quote sul mercato globale.
I sacrifici non piacciono a nessuno. Men che meno a chi in giro per le sue capitali, non a torto, nota che «l’Europa ha i soldi per salvare le banche ma non per far ripartire crescita e lavoro». I mercati, d’altra parte, hanno bisogno di certezze sulla futura tenuta e integrità dell’euro per recuperare la calma. Basterà e fino a quando la garanzia Draghi ora che l’Italia rischia di scoperchiare il vaso di Pandora dei troppi problemi irrisolti dell’euro e dell’Unione?Proprio mentre dovunque si disgrega il consenso popolare all’Europa, paradossalmente la moneta unica ha bisogno per resistere ai suoi guai interni di accelerare sull’integrazione varando la triplice unione, bancaria, di bilancio e politica. Cioè di decidere una volta per tutte se accettare davvero un destino condiviso fino in fondo a tutti i livelli e secondo l’ormai prevalente e pervasivo modello tedesco. (Da Il Sole 24 del 27 febbraio)

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