Mafia internazionale e Mani Pulite. Dal crollo dell’Urss agli errori degli Usa la destabilizzazione della sovranità italiana

Pubblicato: 31/08/2012 in review

«Siamo nel 1992 e sulla scongelata frontiera Est-Ovest si moltiplicavano i punti di fuoco, l’impero russo si stava decomponendo, il dopo-Tito era un’incognita e le mafie dell’Est rischiavano di saldarsi a quella siciliana. L’Italia traballa, mette a rischio equilibri strategici e a quel punto Clinton decide di mandare da noi, non il solito Paperone che ha finanziato la campagna elettorale del Presidente, ma un grande ambasciatore di carriera, uno che ha già trattato con colonnelli e terroristi, capace di salvaguardare gli interessi strategici americani. Bartholomew capisce che l’Italia è sull’orlo della guerra civile, che democristiani e socialisti sono inutilizzabili e punta su Berlusconi, D’Alema e Fini, leader dal passato «ingombrante». Venti anni dopo possiamo dire che, dalla visuale degli interessi Usa, l’intuizione dell’ambasciatore fu geniale, ma aver puntato su tre leader«zoppi» non ha certo consentito all’Italia di recuperare la sovranità perduta allora. Di quella scelta abbiamo pagato le conseguenze».

Dall’intervista di Formica a Fabio Martini de La Stampa (31 agosto)

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